Stent medicati con everolimus in angioplastica o intervento di by-pass: a 5 anni c’è poca differenza


  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • In pazienti con malattia coronarica del tronco principale sinistro di media o bassa complessità anatomica, rivascolarizzati tramite moderni stent medicati in angioplastica (PCI) o sottoposti a by-pass coronarico (CABG), non sono state riscontrate differenze significative in un endpoint composito costituito da morte, ictus e infarto del miocardio nei 5 anni successivi all’intervento.

Descrizione dello studio

  • Dati a 5 anni del trial randomizzato e controllato EXCEL, che, nei pazienti con malattia coronarica del tronco principale sinistro di media o bassa complessità anatomica (SYNTAX score), aveva mostrato a 3 anni una non-inferiorità della PCI con moderno stent a rilascio di everolimus rispetto a CABG.
  • Randomizzazione a PCI con stent a rilascio di everolimus (n= 948) o CABG (n=957).
  • Outcome primario: endpoint composito di morte, ictus e infarto.
  • Fonte del finanziamento: Abbott Vascular.

Risultati principali

  • Incidenza dell’outcome composito a 5 anni: 22% dei pazienti nel gruppo PCI e 19,2% nel gruppo CABG (differenza 2,8 punti percentuali, IC95% da -0,9 a 6,5. P=0,13).
  • Morte per ogni causa: 13% PCI vs 9,9% CABG (differenza 3,1 punti percentuali, IC95% 0,2-6,1).
  • Interventi da rivascolarizzazione per ischemia più frequenti nel gruppo PCI vs CABG: 16,9% vs 10,0%; differenza, 6,9 punti percentuali; IC95% 3,7-10,0).
  • Non differenze significative tra i due gruppi per morte cardiovascolare, infarto e ictus presi singolarmente.
  • Gli incidenti cerebrovascolari nel loro insieme, invece, sono stati meno frequenti nel gruppo PCI vs CABG: 3,3% vs 5,2% (differenza -1,9 punti percentuali, IC95% da -3,8 a 0).

Limiti

  • I dati sugli outcome secondari, che mostrano una superiorità di CABG, potrebbero derivare da un insufficiente potere statistico del campione.

 

Perché è importante

  • Pro e contro dei due interventi di rivascolarizzazione sono oggetto di continua rivalutazione, dato l’apparente vantaggio di PCI nei primi 30 giorni e la minore incidenza di eventi avversi con CABG nel periodo successivo fino a 3 anni.