Stenosi aortica, progetto 'Tavi è Vita' per triplicare tecnica


  • Adnkronos Salute
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Milano, 19 set. (AdnKronos Salute) - 'Tavi è Vita' contro la stenosi aortica, una delle più comuni fra le malattie delle valvole cardiache che colpiscono oltre un milione di italiani e il 10% degli over 65. Dal 2007 per operarla esiste la Tavi, una tecnica mininvasiva ritenuta efficace e sicura, ma ampiamente sottoutilizzata: "A oggi sono soltanto circa 80 i pazienti trattati ogni milione di abitanti", praticamente 3 volte in meno "rispetto ai circa 250 per milione che lo meriterebbero secondo le evidenze cliniche". Da qui il progetto lanciato da Gise (Società italiana di cardiologia interventistica), in collaborazione con Sic (Società italiana di cardiologia) e Sicch (Società italiana di chirurgia cardiaca): "La Tavi è Vita", ammoniscono gli esperti giocando sull'acronimo, e come la vita "va diffusa".

L'iniziativa - presentata ieri sera a Milano - nasce con l'obiettivo di sensibilizzare istituzioni, comunità medico-scientifica e opinione pubblica sulla stenosi aortica e sulla metodica operatoria 'soft' Tavi (impianto transcatetere di valvola aortica). A differenza della tecnica chirurgica tradizionale (Savr) per la sostituzione della valvola aortica danneggiata, che richiede anestesia generale, un'incisione più o meno estesa sul torace e circolazione extracorporea a cuore fermo, la Tavi "si esegue nella maggior parte dei casi senza anestesia generale e con impianto della nuova valvola attraverso l'arteria femorale", ricordano gli specialisti. In assenza di complicanze, "il paziente può essere dimesso nel giro di 3 o 4 giorni".

"Dal 2007, anno di introduzione della procedura, al 2017 - calcolano i medici - in Italia sono stati effettuati oltre 25 mila impianti tramite Tavi, in aumento dai 98 del primo anno agli oltre 5.500 dell'anno scorso". Per gli esperti tuttavia non basta. Soprattutto perché, "inizialmente destinata solo ai pazienti non trattabili chirurgicamente, oggi la Tavi è indicata anche per quelli a rischio più moderato, che potrebbero avvalersi di una migliore qualità e aspettativa di vita rispetto al trattamento chirurgico o alla sola terapia medica".

A confermare il ricorso insufficiente alla Tavi è un'indagine Doxa, condotta su 150 medici di medicina generale e 100 cardiologi di base come "utile punto di partenza per comprendere le problematiche che si celano dietro la diffusione parziale della procedura" e porvi rimedio, spiega Marco Arosio, Quantitative Area Responsible di Doxapharma. "Gli esiti nazionali saranno poi estrapolati anche a livello regionale, per permettere un quadro di partenza necessario per successive attività locali".

La ricerca indica che fra medici di famiglia e cardiologi di base "non è elevata la conoscenza della stenosi aortica, né delle possibili opzioni terapeutiche, né del percorso ideale che dovrebbe fare il paziente. Tra i vantaggi riconosciuti alla Tavi da entrambi i target, figurano sicuramente la minor invasività e i conseguenti vantaggi post-operatori con un recupero più agevole e veloce", nonché l'opportunità di un risparmio per il sistema. Interrogando invece il campione sugli eventuali punti deboli della metodica, "se nel 50% dei casi i medici di medicina generale non ne individuano o non si sentono in grado di rispondere, chi si esprime indica problematiche legate alla tipologia di pazienti che possono essere sottoposti alla Tavi. Anche i cardiologi sottolineano come per alcune categorie l'intervento non sia adeguato ed evidenziano anche alcune problematiche legate alla sicurezza della procedura".

In generale risulta dunque la necessità di informare e formare. Per questo, riferiscono i promotori, "il progetto Tavi è Vita proseguirà con una serie di iniziative di sensibilizzazione sulla stenosi aortica e sulla procedura. Nei prossimi mesi sarà istituito un Tavolo di lavoro con i principali esponenti della cardiochirurgia e della cardiologia interventistica piemontese, con l'obiettivo di predisporre un documento condiviso che raccolga le necessità della Regione e proponga la creazione di una rete a iso-risorse. Saranno inoltre organizzati weekend informativi rivolti alla cittadinanza". Dal Piemonte si passerà poi ad altre regioni, anche con "incontri per informare i familiari dei potenziali malati e i pazienti". Agli specialisti appare infatti "doveroso intervenire non solo presso medici e cardiologi di base, ma anche a livello generale presso la popolazione più a rischio".

Per Giuseppe Tarantini, presidente Gise, "i risultati dell'indagine sono eloquenti e fotografano una realtà comune a tutto il territorio nazionale che consiste nella scarsa, appena sufficiente, conoscenza da parte dei medici di medicina generale e dei cardiologi ambulatoriali dei percorsi diagnostici e delle prospettive terapeutiche per i pazienti affetti da stenosi aortica. Tavi è Vita è un progetto nato per rispondere al bisogno evidente e urgente di una diffusione più capillare della conoscenza delle caratteristiche e delle indicazioni alla procedura". Un'iniziativa che riflette l'impegno del Gise sul fronte della formazione: "Di recente - ricorda fra l'altro l'esperto - la società ha provveduto alla pubblicazione di un documento di consenso che ridefinisce, alla luce dei dati attuali, i requisiti degli operatori e dei centri che effettuano Tavi".

"E' obiettivo prioritario del Gise trasmettere il messaggio che la Tavi non è più una procedura 'sperimentale', riservata solo a pazienti inoperabili", insiste Tarantini. Francesco Musumeci, presidente Sicch, riflette sul fatto che con il progressivo invecchiamento della popolazione i numeri della stenosi aortica sono destinati a crescere. "E' dunque importante creare una cultura su questa patologia - dice - e soprattutto sulle possibilità terapeutiche che oggi abbiamo a disposizione". E se "il paziente deve essere il primo obiettivo di ogni iniziativa volta a creare una maggiore coscienza, ancora più importante è la formazione dei medici di base e dei cardiologi".

"Diagnosi precoce, follow-up e corretto timing chirurgico sono fondamentali per il successo del trattamento di questa patologia - prosegue il cardiochirurgo - Fondamentale è poi la scelta della giusta strategia di trattamento. Anche se la decisione su quale trattamento preferire e la sua personalizzazione nel singolo caso spettano agli specialisti del centro che eseguirà la procedura, è essenziale che il paziente venga indirizzato per il trattamento della sua patologia dopo una corretta e completa informazione. Il paziente - conclude Musumeci - deve essere partecipe nella decisione di quella che dovrà essere l'opzione di trattamento a lui più idonea, sia essa la chirurgia convenzionale o la Tavi".