Statine, dalla prevenzione cardiovascolare all’immunoterapia?

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Cristina Ferrario (Agenzia Zoe)

 

Le statine, farmaci normalmente associati alla prevenzione cardiovascolare, potrebbero avere un ruolo importante anche nel migliorare l’efficacia dell’immunoterapia con nivolumab in pazienti con tumore a cellule renali metastatico. Lo scrive sulla rivista European Journal of Cancer un gruppo di ricercatori guidati da Matteo Santoni, dell’Unità di oncologia dell’Ospedale di Macerata, primo nome dell’articolo. “Le statine sono farmaci comunemente utilizzati per la prevenzione cardiovascolare, anche primaria, e il loro utilizzo è molto diffuso soprattutto nella popolazione anziana” esordiscono i ricercatori, ricordando che sin dagli anni ’90 del secolo scorso è stato osservato un ruolo per le statine nel trattamento dei pazienti con tumori solidi.

“I meccanismi alla base dell’azione delle statine non sono ancora del tutto noti” aggiungono Santoni e colleghi, che hanno valutato in modo retrospettivo l’impatto dell’esposizione a statine sull’efficacia di nivolumab nel carcinoma a cellule renali metastatico.

Nell’analisi sono stati inclusi i dati relativi a oltre 200 pazienti trattati in seconda o terza linea con nivolumab presso 10 centri in Italia, Spagna e Stati Uniti.

“Circa un quarto di questi pazienti (27%) erano utilizzatori di statine” aggiungono gli autori che hanno valutato sopravvivenza generale (OS), sopravvivenza libera da progressione (PFS) e beneficio clinico generale.

Tutti i dati suggeriscono un ruolo importante delle statine nel migliorare gli esiti del trattamento con nivolumab: la OS mediana è stata di 34,4 vs 18,6 mesi (p=0,017), la PFS di 11,7 vs 4,6 mesi (p=0,013) negli utilizzatori vs i non utilizzatori di statine.

Questi risultati sono stati confermati anche dopo stratificazione in base all’età (minore di 70 anni o maggiore uguale a 70 anni). In entrambi i gruppi l’esposizione a statine è risultata associata a OS e PFS migliori.

Infine, le statine sembrano importanti anche per attenere un maggiore beneficio clinico generale: 71% vs 54% (p=0,030) negli utilizzatori e nei non utilizzatori di statine, rispettivamente.

“Viste le limitazioni dello studio, legate anche al disegno retrospettivo, i dati ottenuti devono essere interpretati con cautela, ma comunque suggeriscono che le statine si associano a esiti migliori in questa popolazione di pazienti oncologici” commentano Santoni e colleghi, che poi concludono: “Servono studi prospettici che valutino il ruolo delle statine in pazienti con mRCC trattati con immunoterapia o combinazioni di immunoterapia e altre terapie anti-tumorali”.