Staminali, in ventricoli cervello per terapia genica express, test Milano-Usa


  • Adnkronos Salute
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Milano, 7 dic. (AdnKronos Salute) - Il fattore tempo conta quando si lotta contro una malattia neurodegenerativa. Anche armi sofisticate come la terapia genica devono fare i conti con le lancette che corrono. Ed è proprio questa sfida che ha portato un team di scienziati a guida italiana a cercare una via per accelerarne l'azione. I risultati dei loro test sono in uno studio pubblicato su 'Science Advances' e aprono uno spiraglio. Gli scienziati hanno dimostrato in laboratorio per la prima volta l'efficacia di una tecnica di terapia genica che si basa sul trapianto di staminali del sangue direttamente nei ventricoli cerebrali, per poter dare origine a una progenie simile alla microglia (cellule del sistema immunitario che hanno il compito di difendere il sistema nervoso centrale e giocano un ruolo fondamentale in molte malattie neurodegenerative) capace di svolgere un'azione terapeutica rapida.

La ricerca è stata svolta all'Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica (SR-Tiget) di Milano e al Boston Children's Hospital/Dana Farber Cancer Institute di Harvard. A coordinarla Alessandra Biffi, che supervisiona un'unità di ricerca al Tiget ed è direttrice del Gene therapy program nel centro di Boston. La tecnica, testata per ora in un modello sperimentale di malattia metabolica, potrebbe avere applicazioni terapeutiche anche per patologie neurodegenerative in cui la microglia è coinvolta.

L'idea alla base dello studio - supportato tra gli altri da un finanziamento della Comunità europea (programma Erc) di cui Biffi è titolare, ma anche da Fondazione Telethon, ministero della Salute italiano e Boston Children's Hospital - nasce dall'interesse del gruppo della ricercatrice per le malattie da accumulo lisosomiale, insieme eterogeneo di patologie metaboliche ereditarie in cui, a causa di una mutazione genetica, le cellule non producono alcuni enzimi necessari al loro metabolismo. Nei pazienti con queste malattie, si manifestano danni a carico di diversi organi e tessuti, tra cui il sistema nervoso centrale, con conseguenze neurologiche importanti.

Le prime terapie - che in molti casi sono ancora le uniche disponibili - prevedono la somministrazione dell'enzima mancante nel sangue dei pazienti. Si tratta però, precisano gli esperti, di approcci inefficaci nei casi in cui vi sia una manifestazione nervosa: a causa della barriera emato-encefalica l'enzima non riesce a raggiungere il cervello, dove la neurodegenerazione prosegue indisturbata. Per risolvere il problema alcuni anni fa Biffi, lavorando con il direttore del SR-Tiget Luigi Naldini, aveva esplorato la via della terapia cellulare e genica.

In uno studio clinico tuttora in corso per il trattamento della leucodistrofia metacromatica, cellule staminali del sangue vengono prelevate dal midollo del paziente, corrette geneticamente per produrre di nuovo l'enzima e infuse nuovamente nel sangue. Essendo in grado di superare la barriera emato-encefalica, raggiungono il cervello dove riescono a svolgere un'importante azione terapeutica. Ma le terapie geniche somministrate nel sangue sono efficaci solo se giocano d'anticipo - spiegano i ricercatori - perché le cellule necessitano di tempo per raggiungere il cervello e attecchire. Per questo i pazienti che oggi possono essere trattati con la terapia genica sono solo quelli ancora asintomatici.

La tecnica messa a punto in via sperimentale dal gruppo di Biffi potrebbe cambiare le cose. "Trapiantare le cellule nei ventricoli cerebrali accelera il processo di attecchimento e potrebbe diventare un'opzione terapeutica valida anche per chi mostra già i primi sintomi", evidenzia la scienziata. Ma i risultati dello studio non si fermano qui. "I nostri dati - prosegue Biffi - dimostrano anche, per la prima volta, che le staminali del sangue trapiantate sono in grado di differenziarsi in cellule del tutto simili alla microglia e che rimangono in modo esclusivo nel sistema nervoso centrale". Questo tipo di trapianto permetterebbe dunque di generare in modo rapido una popolazione di cellule geneticamente corrette esclusivamente nel tessuto nervoso malato, creando dei veri e propri avamposti terapeutici in grado di somministrare le sostanze necessarie a proteggere e rigenerare le cellule nervose, con applicazioni potenziali in molte malattie neurodegenerative.