Sstallo contratto sanità privata, rabbia sindacati da Nord a Sud e presidio a Roma


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Milano, 31 lug. (Adnkronos Salute) - "Dopo 14 anni di blocco contrattuale, dopo 3 anni di trattative complicate, la preintesa del contratto nazionale della sanità privata era stata firmata il 10 giugno e ieri, 30 luglio, era il termine ultimo per la sottoscrizione definitiva. Non avvenuta per rifiuto delle controparti datoriali, Aiop (che fa parte di Confindustria) e Aris (associazione religiosa)". "Irresponsabili", attaccano Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Lombardia ricordando con i segretari generali Manuela Vanoli, Mauro Ongaro e Daniele Ballabio che è già stato "annunciato uno sciopero nazionale e fatto partire il tentativo di conciliazione. La nostra mobilitazione unitaria è ripartita, anche nella nostra regione, con iniziative di sensibilizzazione a tutto campo".

L'indignazione attraversa i sindacati da Nord a Sud. "L'ennesimo affronto", tuonano Fp Cgil Roma Lazio, Cisl Fp Lazio, Uil Fpl Roma Lazio e i loro segretari, Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, promettono: "La nostra sarà una reazione durissima: non esiste più margine di trattativa". Già domani "alle 10 saremo in presidio al San Carlo di Nancy, struttura associata Aiop tra le più grandi di Roma. Le condizioni di lavoro sono comuni a tutte le altre: organici ridotti all'osso e lavoratori considerati come pezzi di una macchina che deve fatturare il più possibile", proseguono. "I 25 mila lavoratori del Lazio non sono ruote di un ingranaggio, non sono carne da macello. Sono professionisti che garantiscono servizi alla salute. Sono il motore delle strutture accreditate. Sono persone con famiglie e figli".

Dalla Lombardia incalzano: "Unitariamente a Regione abbiamo richiesto, congiuntamente a Cgil Cisl Uil Lombardia, una netta presa di distanza dall'irriconoscenza mostrata da Aiop e Aris verso lavoratori sempre dediti alla cura delle persone, quelli applauditi da finestre e balconi nei mesi più duri della pandemia", dicono Vanoli, Ongaro e Ballabio. Questo rinnovo, ricordano i sindacati lombardi, pesa peraltro circa il 50% sulle finanze pubbliche, visto che ministero della Salute e Conferenza Stato-Regioni hanno dato la loro disponibilità a coprire il costo contrattuale con l'adeguamento delle tariffe.

"Per questo - aggiungono Vanoli, Ongaro e Ballabio - abbiamo chiesto alla Regione Lombardia di vincolare tale adeguamento alla firma definitiva del contratto nazionale della sanità privata, come concordato a livello nazionale. Il sistema degli accreditamenti va rivisto e gli accreditamenti, di fronte a certi atteggiamenti, devono poter essere bloccati. Non è tollerabile che le aziende accreditate facciano un uso distorto delle risorse pubbliche, facendo profitti e senza riconoscere sul piano normativo ed economico i dovuti e legittimi diritti delle lavoratrici e dei lavoratori".

Stesse posizioni nel Lazio: "Le regole che chiediamo per gli accreditamenti e per la maggiore centralità del pubblico nel governo del sistema e nel rispetto del lavoro, come l'ultima definizione del protocollo con la Regione Lazio per il bacino di ricollocamento dei lavoratori delle Rsa, evidentemente scontentano l'imprenditoria laica e religiosa che gestisce le strutture private", ragionano Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini. "Da ora riempiremo piazze, saremo sotto le sedi istituzionali per chiedere immediato intervento da parte di Regione e ministero, bloccheremo le singole strutture, fino al già annunciato sciopero nazionale. I diritti non si fermano: il contratto va firmato”, concludono i sindacalisti.

"Facciamo anche un appello ai cittadini: questa lotta va sostenuta da tutti - concludono i segretari lombardi Vanoli, Ongaro e Ballabio - È una battaglia di giustizia, di civiltà. Chi lavora non viene né riconosciuto né valorizzato. È ingiusto e la pazienza è finita: senza un cambio di rotta, andremo avanti fino allo sciopero".