Specialisti su legge Veneto, sostituti non si improvvisano


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Roma, 2 set. (AdnKronos Salute) - I medici specialisti non si improvvisano. Lo sottolineano le società italiane di medicina interna (Simi), di medicina d'emergenza-urgenza (Simeu), e di geriatria e gerontologia (Sigg), puntando il dito contro una delibera della Giunta regionale del Veneto 1746/2019, licenziata a metà agosto: il testo "propone - si legge in una nota - di porre rimedio alla carenza di 500 medici specialisti nei dipartimenti di emergenza e urgenza e nei reparti e servizi dell'area internistica e geriatrica mediante un percorso formativo dedicato a laureati non specialisti, consistente in 92 ore di lezione teorica e due mesi di frequenza pratica propedeutici al conseguimento di una 'certificazione di competenza nell'area internistica'. Il diploma di specializzazione è sempre richiesto per le specialità di Anestesia, rianimazione e terapia intensiva e del dolore, Medicina nucleare, Radiodiagnostica, Radioterapia e Neuroradiologia".

Se da un lato "si prende atto della fattiva volontà della Regione Veneto, in mancanza di risposte convincenti da parte delle Istituzioni nazionali, di affrontare la grave situazione della carenza di medici, e ci si compiace dell'implicito riconoscimento dell'assoluta necessità di reclutare soprattutto specialisti internisti, geriatri e urgentisti, si sottolinea la palese mispercezione del fabbisogno formativo e del patrimonio culturale e prassico di uno specialista di area medica. Affrontare casi complessi, in urgenza e non, implica lo sviluppo di una esperienza e di un percorso logico-deduttivo ben strutturato che non possono certo essere il frutto di 92 ore di lezione e due mesi di tirocinio", evidenziano le società scientifiche.

"Si esporrebbero medici non specialisti al rischio di errore e conseguente contenzioso - avvertono - e i malati a ovvi rischi per la loro salute; le tariffe assicurative per questi pseudospecialisti lieviterebbero a dismisura; si creerebbe una condizione di precarietà a tutto vantaggio delle finanze regionali. A ciò si aggiunga che il miraggio del pronto impiego potrebbe distogliere neolaureati dall'intraprendere il percorso di formazione specialistica, così determinando in prospettiva un impoverimento del patrimonio umano e professionale del Ssn".

"Tralasciando i profili di illegalità di una simile delibera, palesemente in contrasto anche con la legislazione di riferimento europeo, si giungerebbe così alla coesistenza di specialisti e pseudospecialisti - continuano le società scientifiche - si moltiplicherebbero errori medici e conseguenze umane ed economiche dei medesimi, si arrecherebbe globalmente un danno economico al Ssn, oltre a screditarne notevolmente l’immagine. Ma, di più, si violerebbe la Costituzione che tutela il diritto alla salute come universale: sarebbe invece preservato in modo casuale in rapporto a chi dispenserà l’assistenza medica".

Più in generale, la delibera preoccupa particolarmente in quanto esprime una visione semplicistica e pseudologica dei problemi sanitari, avvilendo la formazione specialistica dell'area medica, sostanzialmente negandone la necessità, quasi che si trattasse di una pretesa accademica e non del percorso riconosciuto in tutto il mondo civile come l'unico in grado di garantire l'operatività di un internista, geriatra o urgentista. "Le nostre società si impegnano in solido a contrastare questa e qualunque altra iniziativa volta a svilire e, sostanzialmente, negare il percorso formativo specialistico di area medica, a tal fine ricorrendo ad ogni mezzo ritenuto opportuno", assicurano.

Contestualmente, Simi, Simeu e Sigg, esprimono la più ampia disponibilità ad "affrontare in tutte le sedi il problema della carenza di specialisti in medicina interna, medicina d'urgenza e geriatria e gerontologia". In quest'ottica auspicano che Miur, ministero della Salute, Conferenza permanente Stato-Regioni e tutti gli organismi preposti "continuino e completino il processo di adeguamento del numero di borse di specializzazione in area internistica e urgentistica alle reali esigenze delle reti ospedaliere, le Scuole di specializzazione coinvolte promuovano progetti formativi e professionalizzanti per gli specializzandi su ampie reti territoriali valorizzando anche i centri periferici, coinvolgendo ampiamente gli ospedali non universitari e promuovendo forme di inserimento lavorativo degli specializzandi dell'ultimo anno di corso".