Solo chemio in prima linea per il tumore del polmone? I dati real world

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Iniziare con la sola chemioteapia e tenere l’immunoterapia (IO) per la seconda linea di trattamento potrebbe essere una valida opzione terapeutica per i pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) e non squamoso che presentano livelli di PD-L1 bassi, ovvero <50%.

Lo scrivono su Frontiers in Oncology i ricercatori italiani guidati da Ilaria Attili, della Divisione di Oncologia Toracica presso l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano.

“L’avvento dell’immunoterapia ha rivoluzionato il trattamento del tumore del polmone e oggi il trattamento basato sugli inibitori dei check point immunitari rappresenta la prima linea terapeutica per i pazienti con NSCLC che non presentano alterazioni in EGFR e ALK” scrivono Attili e colleghi, ricordando che oggi il regime di sola IO è preferito nei pazienti con alti livelli di PD-L1, mentre in quelli con PD-L1 <50% si preferisce la combinazione chemio-IO.

“La prima linea con la sola chemioterapia non viene più presa in considerazione, tuttavia la possibilità di adottare un trattamento sequenziale e replicare i risultati ottenuti con l’IO in pazienti pre-trattati resta particolarmente interessante in questo contesto” aggiungono gli autori, che nel loro studio hanno valutato in modo retrospettivo 105 pazienti trattati in prima linea con pembrolizumab + terapia a base di platino (gruppo A; n=49) o solo chemioterapia a base di platino (gruppo B; n=56).

L’analisi, basata su follow-up di diversa durata per i due gruppi (mediana: 12,4 e 34,8 mesi nei gruppi A e B, rispettivamente), non ha mostrato differenze significative tra i due gruppi in termini di sopravvivenza libera da progressione (PFS).

Di contro, differenze significative sono state osservate per quanto riguarda la sopravvivenza generale (OS) mediana: 23,8 mesi con sola chemioterapia rispetto a 14,9 mesi con chemio-IO (HR 0,47; p=0,01). “Per limitare il bias legato alla diversa durata del follow-up abbiamo valutato la OS a 12 mesi e l’analisi ha confermato il vantaggio nel gruppo solo chemioterapia” precisano Attili e colleghi.

“Un dato interessante emerso dallo studio è la possibilità di identificare alcuni sottogruppi di pazienti che sembrano beneficiare più di altri del regime basato sulla sola chemioterapia” aggiungono.

In effetti, l’analisi ha mostrato un potenziale impatto della mutazione KRAS G12C sulla PFS dei pazienti trattati con chemio-IO (HR 0,29) e i benefici della sola chemioterapia sono risultati particolarmente evidenti nei pazienti di sesso femminile, in quelli con metastasi epatiche o pleuriche e in quelli negativi per PD-L1.

Da non trascurare inoltre il fatto che la percentuale di pazienti sottoposti a nuovo trattamento al momento della progressione è risultata più bassa nel gruppo chemio-IO.

“Il nostro studio, il primo a confrontare i due regimi in pazienti con PD-L1 <50%, ci ricorda che i dati non è sempre semplice replicare i dati degli studi clinici nel real-world e inoltre suggerisce la possibilità di ottenere grandi risultati partendo dalla prima linea con sola chemioterapia, data la possibilità di far seguire a questo trattamento un regime di IO, virtualmente per tutti i pazienti” scrivono gli autori, che poi concludono: “Ricerche future dovrebbero concentrarsi sulla possibilità di identificare i pazienti più adatti per ciascun regime terapeutico e sull’uso di nuovi regimi di chemio-IO”.