Solo 2% fondi ricerca per cancro pancreas, la sfida di Humanitas


  • Adnkronos Salute
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Milano, 8 nov. (AdnKronos Salute) - Il cancro al pancreas colpisce 1.200 persone al giorno nel mondo, è la quarta causa di morte oncologica e fra 10-15 anni diventerà la seconda. Un big killer in crescita, che pure riceve appena il 2% dei fondi raccolti in Europa per la lotta ai tumori. "Creare trattamenti personalizzati, monitorare le persone con probabile rischio genetico e individuare nuovi biomarcatori da dosare nel sangue per una diagnosi precoce" sono gli obiettivi dell'Istituto clinico Humanitas di Rozzano, che racconterà il suo impegno il 15 novembre in occasione della Giornata mondiale dedicata alla malattia. Dalle 14.30 sono chiamati a raccolta nel Centro congressi Humanitas medici, ricercatori e pazienti, insieme per parlare del nemico e di come combatterlo. Strategie che l'Irccs milanese spiega anche in un video disponibile su YouTube.

"Il cancro del pancreas rappresenta una sfida per chi fa ricerca in oncologia, perché i progressi ottenuti sono stati purtroppo estremamente limitati - afferma Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas e docente di Humanitas University - Anche una strategia promettente come la riattivazione delle armi del sistema immunitario contro il cancro", l'immunoterapia nuova frontiera premiata con il Nobel 2018 per la Medicina, "ad oggi si è rivelata inefficace. Dobbiamo quindi approfondire le nostre conoscenze per ottenere risultati migliori. Abbiamo un disperato bisogno di nuovi strumenti che ci permettano di effettuare diagnosi più precoci - sottolinea lo scienziato - E abbiamo bisogno studiare e capire meglio il rapporto fra il tumore e il tessuto circostante, al momento una specie di muro invalicabile che impedisce l'accesso delle nostre difese. Dobbiamo dunque integrare competenze e sforzi: solo uniti possiamo battere questo big killer".

"Questo tumore è visto spesso come una condanna", sottolinea Alessandro Zerbi, responsabile di Chirurgia del pancreas in Humanitas e docente di Humanitas University, ma qualcosa negli anni si è mosso e "la sua storia naturale sta in realtà cambiando. Si stanno aprendo prospettive interessanti grazie allo sviluppo di nuovi trattamenti chemioterapici e a una loro migliore combinazione con gli interventi chirurgici, che sono tra i più complessi e la cui buona riuscita dipende molto dall'esperienza di chi li esegue e del centro in cui vengono trattati. Il tutto combinato con i progressi della ricerca, che è sempre più focalizzata sulle peculiarità biologiche proprie del carcinoma pancreatico".

"La valutazione di un paziente con tumore del pancreas trae i maggiori benefici da un approccio multidisciplinare che venga eseguito in centri ad alto volume di pazienti con patologia pancreatica - evidenzia Silvia Carrara, responsabile del Programma di ecoendoscopia in Humanitas - Questo è dimostrato anche da diversi studi che confermano come l'accesso a strutture qualificate comporti minori complicanze e minore mortalità a seguito di chirurgia pancreatica e migliore aspettativa di vita", precisa l'esperta, segretario dell'Associazione italiana studio pancreas che con le associazioni pazienti sostiene l'incontro di giovedì prossimo. L'Aisp promuove anche la 'Corsa delle città', prevista per domenica 11 novembre a Milano e Bologna per la sensibilizzazione sul tumore pancreatico e per raccogliere fondi da devolvere alla ricerca.

"L'incertezza che pazienti e familiari devono affrontare a fronte di una diagnosi di tumore al pancreas crea vulnerabilità - osserva Piero Rivizzigno, presidente dell'associazione Codice Viola, tra gli organizzatori dell'appuntamento - Eventi come questo, dove il punto di vista del paziente è in primo piano, contribuiscono a creare una comunicazione trasparente ed efficace su come orientarsi nel percorso di diagnosi e cura di questa patologia".

Un tumore aggressivo contro il quale l'arma migliore resta la diagnosi precoce. Per questo, raccomandano gli specialisti, è fondamentale conoscere i fattori di rischio (età superiore ai 60 anni, fumo, diabete, precedenti in famiglia) e i sintomi (ittero, nausea, dolori addominali, perdita di peso improvvisa, dolore alla schiena inspiegato, diarrea), così come sapere a quali specialisti e centri rivolgersi per arrivare a una diagnosi il più tempestiva possibile (ecoendoscopia e Tc) e al trattamento più appropriato al singolo paziente (chirurgia oggi anche mininvasiva con laparoscopia e robot, chemioterapia, radioterapia, cure palliative).