Sla, nel microbioma la 'chiave' della sua progressione


  • Adnkronos Salute
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Roma, 22 lug. (AdnKronos Salute) - Si moltiplicano le ricerche sul ruolo chiave del microbioma, il complesso del patrimonio genetico dei batteri 'buoni' che abitano nel nostro intestino. Questa volta gli scienziati hanno scoperto che lo sviluppo e la progressione della sclerosi laterale amiotrofica (Sla) possono essere modulati dal microbioma intestinale. E' quanto emerge da un'analisi condotta sui topi e dai risultati preliminari ottenuti sugli esseri umani, descritti su 'Nature'. Questo studio è il primo a mettere in luce un collegamento funzionale tra il microbioma e questa malattia.

La Sla è una malattia neurodegenerativa con un tasso di sopravvivenza medio di 3-5 anni dalla diagnosi. Si tratta di una malattia geneticamente determinata, ma si ritiene che i fattori ambientali abbiano un ruolo nella sua progressione. Il team di Eran Elinav del Dkfz di Heidelberg (Germania) indaga da tempo sul ruolo potenziale del microbiota intestinale nella Sla. I ricercatori hanno identificato alcuni batteri associati alla gravità della malattia nei modelli murini di Sla, riscontrando alterazioni nella composizione del microbioma prima della comparsa dei sintomi della disfunzione del motoneurone.

In particolare, in caso di livelli aumentati di alcune specie batteriche si esacerba la progressione della malattia, mentre altri microrganismi, come l'Akkermansia muciniphila, si riducono durante la progressione della malattia. Rialzando i livelli di A. muciniphila - hanno scoperto i ricercatori - migliorano i sintomi e si prolunga la sopravvivenza nei topi con Sla. Inoltre la nicotinamide è con grande probabilità il metabolita benefico prodotto da questo batterio, quello insomma in grado di fare la differenza. Gli scienziati hanno identificato anche una serie di geni la cui espressione risulta alterata dall'A. muciniphila o dal nicotinamide.

Inoltre, in un piccolo studio su 37 pazienti con Sla e 29 soggetti di controllo, gli autori hanno 'fotografato' cambiamenti nella composizione dei microbi intestinali e ridotti livelli di nicotinamide. Questi risultati preliminari non sono sufficienti "per costituire una raccomandazione terapeutica", e richiedono una convalida in una più ampia coorte prospettica di pazienti. "Tuttavia, i risultati combinati sul topo e sull'uomo i suggeriscono un potenziale ruolo microbico nella Sla", concludono i ricercatori. Lo studio, dunque, potrebbe aprire la strada a futuri lavori per identificare nuovi bersagli terapeutici chiave per tenere sotto controllo la malattia.