SIP 2022 - Quante prescrizioni non necessarie di antibiotici in età pediatrica?

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Conference Reports
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

di Maria Cristina Valsecchi (Agenzia Zoe)

Nel 2019, al 40 per cento della popolazione pediatrica sotto i 13 anni è stato prescritto almeno un antibiotico. Nel 2020 la percentuale è scesa al 26 per cento, un calo che non si può attribuire a una maggiore consapevolezza del problema dell’antibiotico-resistenza, ma al lockdown che ha ridotto l’incidenza delle infezioni respiratorie tra bambini e ragazzi, confinati in casa con poche opportunità di socializzare. La parentesi della pandemia non esime quindi dalla necessità di impegnarsi per un uso più appropriato di questi farmaci.

“Tra i 2 e i 6 anni, quando iniziano a fare vita di comunità, i bambini vanno incontro a infezioni respiratorie ricorrenti, spesso virali”, ha osservato Luisa Galli, segretaria del Gruppo di Studio Farmacologia della Società Italiana di Pediatria, associata di Pediatria presso il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Firenze e direttrice della Struttura dipartimentale complessa di Malattie Infettive Pediatriche dell’ospedale pediatrico Meyer, che ha affrontato l’argomento il 19 maggio nella sua relazione al 77° Congresso Nazionale della SIP. “Ciononostante vengono prescritti antibiotici, cosa che non andrebbe fatta o comunque, per quanto riguarda per esempio faringo-tonsilliti, otiti, e altre infezioni delle alte vie aeree, andrebbe fatta seguendo le linee guida nazionali e internazionali, scegliendo antibiotici a spettro ristretto”.

Conseguenza dell’uso inappropriato di questi farmaci è la crescente diffusione nel nostro Paese di Klebsielle multiresistenti, Stafilococchi resistenti alla meticillina, Escherichia coli resistenti ai beta-lattamici, tra gli antibiotici più utilizzati in età pediatrica. “Tra il 2010 e il 2010 in Italia oltre il 40 per cento dei batteri capsulati Gram-positivi è diventato resistente ai macrolidi”, ha spiegato Galli. “Questo ci porta ad avere sempre meno armi per combattere le infezioni, all’aumentare delle ospedalizzazioni e dei decessi dovuti all’antibiotico-resistenza”.

Per arginare la pericolosa tendenza, occorre che i medici prescrivano antibiotici solo quando è necessario, rifuggendo da atteggiamenti difensivi che portano all’eccesso di prescrizione, e scelgano la molecola giusta. Da parte delle famiglie ci vuole più fiducia nelle indicazioni del pediatra: devono evitare di dare al bambino l’antibiotico che hanno nel cassetto se il medico non l’ha prescritto e attenersi alle dosi stabilite. “Può succedere che i genitori abbiano difficoltà a dare il farmaco tre volte al giorno e allora lo somministrano solo due volte, ma dare meno farmaco di quello prescritto fa sì che nel frattempo il batterio si riproduca e questo alla fine favorisce il fallimento terapeutico e l’insorgenza delle antibiotico-resistenze”, conclude la pediatra.