SIP 2022 - Long Covid in età pediatrica: il 17,6% accusa sintomi a tre mesi dall’infezione acuta

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Conference Reports
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di Maria Cristina Valsecchi (Agenzia Zoe)

 

La prevalenza del long Covid in età pediatrica a tre mesi dall’infezione acuta è del 17,6 per cento secondo i risultati preliminari di uno studio longitudinale nazionale avviato dalla Società Italiana di Pediatria, presentati al 77° Congresso Nazionale della SIP da Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria e direttrice della Clinica Pediatrica dell’Università di Parma, responsabile del Tavolo tecnico malattie infettive e vaccinazioni della Società Italiana di Pediatria.

Gli studi sulla persistenza dei sintomi del Covid-19 tra bambini e adolescenti pubblicati negli ultimi due anni nel mondo sono stati pochi e limitati. Si sa che i sintomi di long Covid descritti in età pediatrica sono gli stessi degli adulti: affaticamento, cefalea, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, dolore addominale, mialgia o artralgia, dolore toracico, mal di stomaco, diarrea, palpitazioni cardiache e lesioni cutanee. Non c’è accordo invece sulla prevalenza del disturbo, che varia dal 4 al 60 per cento a seconda delle pubblicazioni.

Per valutare l’entità del fenomeno, l’impatto del Long Covid sulla salute di bambini e ragazzi e l’evoluzione delle sue manifestazioni nel tempo, è necessario uno studio longitudinale su larga scala, a livello nazionale, come quello avviato dalla SIP. Iniziato nel novembre 2021, si concluderà a marzo 2026, coinvolge 14 centri su tutto il territorio nazionale, coordinati dall’Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma, e ha già arruolato circa 1000 bambini e adolescenti risultati positivi al tampone molecolare per Covid-19, indipendentemente dalla gravità dell’infezione acuta.

I dati presentati al Congresso si riferiscono a 670 pazienti. Queste le caratteristiche della popolazione: per il 15 per cento di loro l’infezione acuta è stata asintomatica, il 31 per cento aveva una patologia pregressa, l’1,8 per cento ha avuto necessità di ricovero.

A tre mesi dal riscontro della positività, il 17,6 per cento manifestava almeno un sintomo, il 16,4 per cento ne manifestava almeno due, il 12 per cento almeno tre. Il sintomo più comunemente riferito era la congestione nasale (17%), seguita da mal di testa (15%), affaticamento (13%), inappetenza (10%), insonnia (9%), tosse (8%), dolori addominali (6%), confusione e mancanza di concentrazione (5,2%), eruzioni cutanee (4,9%). Affaticamento, insonnia, mancanza di concentrazione e mal di testa sono i sintomi che hanno avuto il maggiore impatto sulla vita quotidiana dei pazienti arruolati. Mal di testa e insonnia si sono protratti più a lungo: il primo fino a 4-6 mesi dall’infezione, la seconda fino a un anno di distanza.

In un documento di consenso pubblicato lo scorso febbraio, il Tavolo Tecnico Malattie Infettive e Vaccinazioni della SIP ha raccomandato ai pediatri di vigilare attivamente sulla comparsa di sintomi di long Covid nei bambini e ragazzi con pregressa infezione, sottoponendoli tutti a una visita di controllo a 4 settimane dall’infezione acuta e una ulteriore a 3 mesi. La Federazione Italiana Medici Pediatri, pur condividendo l’importanza di riconoscere e tenere sotto controllo eventuali manifestazioni di long Covid nei bambini e negli adolescenti, nell’ambito della continuità dell’assistenza del pediatra di famiglia, contesta l’opportunità di sottoporre tutti a visite di controllo rigidamente programmate. L’iniziativa, secondo la FIMP, accentuerebbe lo stress da medicalizzazione dei piccoli pazienti guariti dall’infezione acuta e costituirebbe un onere insostenibile per i pediatri di famiglia e il SSN.