Sinergie e integrazione tra rischio clinico e rischio infettivo


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Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome

Sinergie e integrazione tra rischio clinico e rischio infettivo

Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) hanno un rilevante impatto assistenziale con una prevalenza nei Paesi ad alto reddito attestata su un range di valori compreso tra il 3.8% al 12% [1, 2]. Di fatto le ICA sono uno degli eventi avversi più frequentemente riscontrati e determinano un importante aumento della morbosità, della mortalità ed un conseguente costo economico [3].

Un fattore che contribuisce ad aggravarne l’impatto è la diffusione di ceppi batterici antibiotico- resistenti (AMR) dovuta principalmente ad un utilizzo inappropriato di queste molecole sia nel campo della medicina umana che veterinaria [4]. Questo tema riveste particolare rilevanza nel nostro Paese dato che l’Italia risulta essere uno degli stati europei con i più alti tassi di incidenza relativi a questo fenomeno e primo per carico stimato di decessi nell’area economica europea (un terzo del totale) [5, 6].

Le ICA [7] sono spesso frutto di selezione di ceppi batterici resistenti, endemici in molti reparti ospedalieri, in grado di “colonizzare” i pazienti e sviluppare i processi infettivi, soprattutto nei soggetti a vario titolo defedati; in una certa parte sono potenzialmente prevenibili [8] e quindi possono essere oggetto di segnalazione, di analisi e di adozione di adeguate azioni correttive.

Le istituzioni europee hanno ribadito l’importanza che il controllo e la prevenzione delle ICA rivestono come strumento per garantire la qualità e la sicurezza delle cure. Il Consiglio dell’Unione Europea con la raccomandazione del 9 giugno 2009 “on patient safety, including the prevention and control of healthcare associated infections” [9] nei punti 8 e 9 ha sottolineato l’importanza di considerare le attività di prevenzione e controllo delle ICA come parte integrante dei programmi atti a garantire la sicurezza del paziente. In particolar modo è stata ribadita l’importanza di adottare adeguate azioni specificamente ritagliate sul livello di applicazione (nazionale, regionale e di singola istituzione) e inoltre di integrare attività che favoriscano un uso prudente degli agenti antimicrobici nella medicina umana.

A livello nazionale, nel febbraio 2015, è stata sancita l’Intesa in Conferenza Stato-Regioni, ai sensi dell'art. 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, in materia di adeguamenti relativi all'accreditamento delle strutture sanitarie che ha definito modalità e tempi di attuazione del “Disciplinare tecnico” (Intesa 20 dicembre 2012). Tra i 28 requisiti essenziali è stato inclusa anche l’esistenza di un piano aziendale per la gestione del rischio, che comprenda anche la prevenzione e controllo delle infezioni correlate all’assistenza.

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