Sindrome orale allergica, nuove linee guida dal Regno Unito

  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
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  • La prevalenza della sindrome orale allergica, nota anche come sindrome da allergia alimentare associata ai pollini (PFAS) è in aumento complici anche i cambiamenti climatici e le modifiche nelle abitudini alimentari della popolazione.
  • Nelle nuove linee guida, gli esperti del Regno Unito forniscono indicazioni rivolte anche ai medici di medicina generale per diagnosticare e gestire in modo corretto una sindrome non sempre affrontata con la dovuta attenzione.

Diagnosi differenziale (con eventuali test per raggiungere l’obiettivo) e gestione attenta anche se i sintomi sono spesso lievi.

Sono queste le tematiche principali sviluppate nelle linee guida recentemente prodotte dagli esperti della British Society of Allergy and Clinical Immunology (BSACI) Standards of Care Committee (SOCC) e descritte in dettaglio sulla rivista Clinical & Experimental Allergy.

“La sindrome orale allergica è un’allergia alimentare molto diffusa che colpisce bambini e adulti con sensibilizzazione ai pollini” esordiscono gli autori guidati da Isabel Skypala, del Royal Brompton Hospital, primo nome dell’articolo. “Chi ne soffre va incontro a sintomi allergici dopo il consumo di cibi vegetali crudi, a causa dell’omologia tra allergeni dei pollini e proteine presenti in questi alimenti” aggiungono, ricordando che tali proteine sono in genere distrutte dal calore nei processi di cottura degli alimenti e che i fattori scatenanti possono essere diversi a seconda delle sensibilizzazioni individuali e delle aree geografiche.

Ciò che è certo è che questo tipo di sindrome non è sempre semplice da diagnosticare e la sua gestione può essere complicata dalla presenza di altre allergie legate al cibo o da scelte alimentari di tipo vegetariano o vegano, basate principalmente su prodotti di origine vegetale.

Da non dimenticare poi l’erronea convinzione che la sindrome orale allergica sia semplice da gestire dato il carattere spesso lieve dei sintomi che provoca. “In realtà possono presentarsi anche reazioni gravi e l’ansia legata all’insorgenza di reazioni allergiche di fronte a nuovi cibi può avere un enorme impatto sulla qualità di vita di chi ne soffre” scrivono Skypala e colleghi che, di fronte a questo scenario, hanno sentito la necessità di produrre nuove linee guida su diagnosi e gestione della sindrome.

Tante le raccomandazioni presentate nel nuovo documento, che include anche un abstract grafico molto chiaro e un algoritmo per guidare i medici nel percorso di diagnosi e gestione/trattamento.

Ecco alcune delle raccomandazioni, a titolo di esempio:

  • La PFAS può essere diagnosticata sulla base della sola storia clinica; soggetti con rinite allergica stagionale che manifestano reazioni lievi immediate e tipiche a cibi crudi non necessitano di ulteriori test.
  • Un test orale di challenge per confermare la diagnosi di PFSA è necessario quando la storia clinica e i test diagnostici non portano a risultati conclusivi o quando si evitano diversi alimenti.
  • La gestione richiede consigli dietetici personalizzati su quali alimenti evitare.
  • Le reazioni a esposizioni accidentali spesso si risolvono spontaneamente e raramente sono necessarie iniezioni di adrenalina.
  • L’immunoterapia specifica contro l’agente allergizzante non rappresenta un trattamento efficace e i dati oggi disponibili non sono sufficienti per produrre raccomandazioni su immunoterapia orale utilizzando cibi freschi o i loro allergeni.

“Servono nuovi studi per identificare le strategie migliori di diagnosi e gestione di tutti gli aspetti della PFSA, incluso l’impatto della sindrome sulla qualità di vita e gli eventuali rischi nutrizionali di una dieta di esclusione” concludono gli autori.