Sindrome di Wiskott-Aldrich: la terapia genica è un’opzione per i pazienti senza donatori compatibili


  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • A tre anni dal trattamento, 8 bambini con la sindrome di Wiskott-Aldrich (WAS) le cui cellule staminali/progenitrici ematopoietiche (HSPC) sono state modificate con un vettore lentivirale hanno ottenuto una buona ricostituzione ematopoietica e un attecchimento duraturo delle cellule trasdotte.
  • I pazienti hanno mostrato un miglioramento significativo delle funzioni immunitarie con riduzione delle infezioni e risposta positiva alle vaccinazioni.
  • Grazie alla correzione della trombocitopenia non c'è stato bisogno di ricorrere a trasfusioni e non si sono manifestate emorragie gravi.

 

Descrizione dello studio

  • Si tratta di un’analisi ad interim di uno studio non randomizzato, open-label, di fase 1/2 avviato nel 2010.
  • Lo studio ha arruolato bambini con WAS grave senza donatori compatibili per un trapianto di HSPC allogeniche.
  • I pazienti sono stati trattati con rituximab e un regime di condizionamento a bassa intensità con busulfan e fludarabina.
  • Le cellule CD34+ del paziente sono state trasdotte con un vettore lentivirale codificante per il gene WAS e poi trasferite al paziente in una singola infusione endovenosa.
  • Fonti di finanziamento: Fondazione Telethon, GlaxoSmithKline, Orchard Therapeutics.

 

Risultati principali

  • Tra il 2010 e il 2015 sono stati trattati 8 bambini (range 1,1-12,4 anni).
  • Alla data prevista per l’analisi ad interim (29 aprile 2016), 6 pazienti avevano completato almeno 3 anni di follow-up.
  • La sopravvivenza complessiva era pari al 100%; in tutti i pazienti le HSPC geneticamente modificate erano attecchite in modo duraturo.
  • La percentuale di linfociti WASP-positivi era passata da 3,9% (range 1,8-35,6%) prima della terapia a 66,7% (55,7-98,6%) dopo la terapia.
  • La percentuale di piastrine WASP-positive era passata da 19,1% (4,1-31,0%) a 76,6% (53,1-98,4%).
  • La funzionalità dei linfociti T in vitro si era normalizzata e in 7 pazienti con un follow-up  >1 anno era stata sospesa la supplementazione di immunoglobuline e si era ottenuta una risposta antigene-specifica positiva dopo vaccinazione.
  • Le infezioni gravi erano passate da 2,38 (95%IC 1,44-3,73) all’anno per paziente a 0,31 (0,04-1,1) nel secondo anno dopo la terapia genica e a 0,17 (0,00-0,93) nel terzo anno dopo la terapia.
  • Prima della terapia 7 pazienti avevano una conta piastrinica 9/L; all’ultima visita la conta piastrinica era 20-50 x109/L in un paziente, 50-100 x109/L in 5 pazienti e >100 x109/L in due pazienti.
  • 27 eventi avversi gravi si erano verificati in 6 pazienti; nell’85% dei casi si trattava di eventi di natura infettiva (piressia, infezioni, gastroenterite) occorsi soprattutto nei primi 6 mesi di follow-up.
  • Non sono state osservate reazione avverse ai farmaci in esame, proliferazione clonale anormale o leucemia.

 

Perché è importante

  • L’unica terapia disponibile per la WAS, un’immunodeficienza potenzialmente fatale, è il trapianto di HSPC allogenico, ma non tutti i pazienti trovano un donatore compatibile
  • Questo studio suggerisce che la terapia genica con un vettore lentivirale è un’alternativa praticabile per i pazienti senza un donatore di HSPC adeguato.
  • La metodica proposta prevede l’uso di un vettore lentivirale auto-inattivante per ridurre il rischio di eventi avversi gravi come leucemia e mielodisplasia.