Sindacati Piemonte, in scadenza 5.500 contratti, Regione intervenga

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Torino, 23 mar. (Adnkronos Salute) - Sono oltre 5.500 di addetti della sanità piemontese, tra infermieri, Oss e personale amministrativo che rischiano  di perdere il posto di lavoro se non verranno stabilizzati. Di questi oltre 3.300 hanno contratti a tempo determinato in scadenza da fine marzo di quest’anno al 2024 a cui si aggiungono oltre 2.000 addetti tra interinali, gettonisti, cioe’ pagati a prestazione, e dipendenti di cooperative. A lanciare il grido d’allarme i segretari piemontesi di Cgil, Cisl e Uil, Giorgio Airaudo, Gianni Cortese e Alessio Ferraris, che si schierano al fianco dei  sindacati di categoria che venerdì prossimo scenderanno in piazza per un presidio davanti alla prefettura di Torino a cui seguiranno iniziative di protesta nei giorni successivi davanti all’ospedale Molinette. 

"La situazione della sanità ci preoccupa enormemente, per alcuni elementi che stanno esplodendo, a cominciare dai conti, che rischiano di finire fuori controllo", ha osservato Cortese, sottolineando che "le liste d'attesa si sono molto allungate con la pandemia e rischiano di allungarsi ancora, ma anche il Covid vede un'insorgenza di nuovi casi, mentre manca ancora il personale e pure  la medicina territoriale ha bisogno di correttivi".

Secondo i dati forniti dai sindacati risulta, infatti, che sono 1.374 gli infermieri assunti a tempo determinato in Piemonte, di questi 257 scadono nel 2022, 483 nel 2023 e 634 nel 2024. Sono, invece, 816 gli Oss assunti in Piemonte a tempo determinato e 684 scadranno nel 2022. Gli amministrativi in carico sono 1014 e tutti scadranno nel corso del 2022, soprattutto nel primo trimestre (166), mentre altri 569 scadranno entro giugno. E ancora: 100 tecnici sanitari, in scadenza spalmata tra 2022 e 2023.

"Devono aumentare le assunzioni e stabilizzare chi è già assunto, ma precario - ha aggiunto Airaudo - la Regione deve fare la sua parte, stabilizzando con gli strumenti a disposizione, mettendo in campo risorse proprie, utilizzando, per esempio, la  leva del decreto Calabria che permette di spendere il 10% in più per il personale della sanità. Senza stabilizzazione del personale si va in una condizione di default della sanita’ che colpirebbe i servizi ai cittadini e l’assistenza".

"Sulla sanità territoriale da tempo denunciamo il fatto che il personale è sempre più rarefatto, ma questo già prima della pandemia. In conferenza Stato Regioni bisogna prendere una posizione chiara. Ci sono migliaia di addetti in scadenza, ma che hanno acquisito un diritto, senza dimenticare chi ha vinto i concorsi. Le risorse, se siamo d'accordo che si tratta di un tema fondamentale, si possono trovare", ha concluso Ferraris.