Simeu, 5 categorie pazienti e misure emergenza pronto soccorso


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Roma, 9 mar. (AdnKronos Salute) - Inquadramento rapido e trattamento tempestivo dei pazienti. Protezione degli operatori in pronto soccorso. Unità di crisi in ogni ospedale, con funzione di 'bed management' su due livelli, e condivisione informatica di tutte le informazioni utili. E' la sintesi del 'Rapporto Prima Linea Covid-19' pubblicato dalla Simeu, Società italiana della medicina di emergenza urgenza, redatto da alcuni dei direttori di pronto soccorso delle zone più colpite dal coronavirus nel mese di febbraio in Italia, fra cui Lodi, Piacenza e Padova. Nel documento sono individuate cinque categorie di pazienti in base alla gravità, e per ognuna vengono indicati la destinazione più opportuna e il trattamento da attuare tempestivamente.

Il documento parte dalla raccolta e analisi dei dati clinico-epidemiologici delle prime tre regioni colpite dal coronavirus, Lombardia, Emilia e Veneto, per passare alle modalità di individuazione dei casi sospetti, alle misure di profilassi attuate nei Dea 'epicentro' del contagio, alle modalità di impiego di spazi, presidi e tecnologia e che termina con i percorsi diagnostico-terapeutici in dea e con la gestione dei flussi dei pazienti. La conclusione è la definizione di cosa è necessario fare dal punto di vista organizzativo per gestire il sistema di risposta all'emergenza.

"In base all'esperienza raccolta - spiega Salvatore Manca, presidente nazionale Simeu - è necessario costituire in ogni ospedale una Unità di crisi che includa il direttore del Ps/Dea e che si riunisce giornalmente per il coordinamento di tutte le attività; attivare la funzione di bed-management su due livelli, una per l'area area critica e l'altra per i ricoveri ordinari".

E ancora: "Nelle prime fasi è utile prevedere un responsabile in pronto soccorso in servizio permanente per coordinare l'organizzazione delle attività e l'eventuale adeguamento strutturale del pronto soccorso, e monitorare l'efficacia delle soluzioni applicate per le problematiche locali logistiche, di materiale e organizzative in generale", continua Manca.

Nel documento si legge ancora che "il modello organizzativo dell'unità operativa deve essere rivisto in funzione del contesto: può essere necessario il passaggio a una pianificazione verificata giornalmente con turni redatti in funzione della confermata presenza del personale in servizio. Sono anche opportuni incontri regolari (ogni 2-3 giorni) con il personale del Ps/Dea, e predisposizione di una cartella informatica sulla rete locale del Ps/Dea con tutte le informazioni e indicazioni utili".

"Le strutture di emergenza-urgenza - commenta Manca - si sono trovate investite di un grande impegno 'non previsto', con problematiche cliniche e organizzative molto rilevanti. Per questo oggi è molto importante condividere una prospettiva che deriva dall'esperienza concreta di chi si è trovato per primo a gestire l’impatto con l'epidemia. Il virus si è mosso oltre i confini tracciati dagli uomini, ma per contrappasso sta mostrando a tutti che nell'emergenza ci sono grandi persone oltre che professionisti. C'è chi fa il suo dovere fino in fondo sacrificando molto, se non tutto, della propria vita. Ed è l'esempio di uomini, donne, medici e infermieri come questi che conferma il valore della nostra professione", conclude.