Sigarette classiche ed elettroniche, la combinazione non piace al cuore

  • Fabio Turone
  • Uniflash
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Chi è passato alle sigarette elettroniche con l’obiettivo di ridurre i rischi rispetto alle sigarette tradizionali deve rivalutare le sue scelte, soprattutto se le alterna, perché l’uso combinato potrebbe addirittura aumentare gli effetti negativi sul piano cardiovascolare.  

È quanto rivelano due studi, uno su soggetti umani e l’altro su un campione di topi, appena pubblicati da un gruppo di ricercatori diretti da Matthew Springer, della divisione di cardiologia dell’Università di San Francisco, in California, sulla rivista Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology (ATVB) dell’American Heart Association, accompagnati da un editoriale di commento.

Era già noto che fumo e svapo sono accomunati dal fatto di causare danni all’endotelio, compromettendo la circolazione, lo scambio con i tessuti circostanti nonché la risposta infiammatoria e immunitaria, ma non era chiaro attraverso quali meccanismi: “L’obiettivo di questo progetto era di determinare perché un numero crescente di prodotti a base di tabacco da inalare – tra cui le sigarette combustibili, il tabacco riscaldato e le sigarette elettroniche – danneggiano la funzione endoteliale pur presentando differenze fondamentali” spiega Springer. “Sono state identificate migliaia di sostanze nel fumo di tabacco che sono presenti anche nell’aerosol delle sigarette elettroniche, come ingredienti originari o come prodotti delle reazioni chimiche causate dal riscaldamento. Abbiamo cercato di trovare quali specifiche componenti fossero responsabili dell’interferenza con il funzionamento efficiente dei vasi sanguigni”.

Con lo studio sui topi i ricercatori hanno misurato la dilatazione flusso-mediata delle arterie prima e dopo l’esposizione a vari tipi di prodotti con diverse quantità di tabacco, nicotina e mentolo, osservando un danno variabile. Inoltre hanno osservato che nei topi cui avevano interrotto il nervo vagale non si verifica la disfunzione epiteliale: “Siamo stati sorpresi di scoprire che i danni cardiovascolari pericolosi non sono associati all’inalazione di specifiche sostanze estranee, ma al semplice fatto di inalare una sostanza irritante” prosegue Springer. “Tutti i prodotti inalati causano probabilmente effetti dannosi simili sulla funzione vascolare”. Questo secondo i ricercatori rende poco efficace qualsiasi regolamentazione basata sul tipo di sostanza inalata: “È importante per le autorità regolatorie, per i clinici e per il pubblico sapere che svapare non è innocuo, e che fumare e svapare hanno effetti cardiovascolari dannosi differenti, che si aggiungono gli uni agli altri” conclude il ricercatore californiano.

“Come clinico, trovo queste osservazioni molto interessanti, perché sono complementari rispetto ai numerosi studi, tra cui quelli condotti dal nostro gruppo dell’Istituto dei Tumori di Milano, sulle sostanze rilasciate dai diversi prodotti” spiega a Univadis Medscape Italia Roberto Boffi, responsabile della pneumologia e del centro antifumo dell’istituto oncologico di Via Venezian. “Anche il fumo passivo ha un comportamento diverso, e si calcola che se in virtù dei divieti di fumo oggi ogni fumatore espone in media una persona al fumo passivo, chi utilizza i nuovi prodotti continuamente immessi sul mercato e non soggetti a restrizioni d’uso l’esposizione passiva riguarda ben sette persone. Dall’arrivo delle sigarette elettroniche in poi è in atto un continuo inseguimento tecnologico per verificare e monitorare i nuovi potenziali pericoli, tra cui rimane la creazione di dipendenza, che secondo il marketing iniziale le sigarette elettroniche avrebbero dovuto aiutare a sconfiggere: “Proprio perché liberarsi dalla dipendenza è un traguardo importante in sé, al centro antifumo dell’Istituto dei Tumori di Milano diamo un diploma e una simbolica spillina dorata chi dopo un anno ha chiuso con le sigarette, anche se continua a usare sigarette elettroniche” spiega Boffi, segnalando l’ironia legata al fatto che sono in aumento le persone che chiedono aiuto per liberarsi dalla dipendenza da quest’ultima. “Oggi purtroppo ci sono sul mercato nuovi prodotti che causano facilmente dipendenza” chiosa lo pneumologo.

E anche sul fronte delle sigarette tradizionali, dopo anni di progressiva riduzione gli ultimi dati segnalano purtroppo un aumento negli anni della pandemia.

Secondo il rapporto pubblicato in maggio dall’Istituto Superiore di Sanità, quasi un italiano su quattro (il 24,2% della popolazione) è un fumatore, come nel 2006, quando era in atto un calo che nel 2019 aveva portato la percentuale al 22%. L’incremento riguarda entrambi i sessi, e anche le persone che fumano prodotti a tabacco riscaldato: 3,3% del 2022 rispetto al 1,1% del 2019.

Il consumo “duale” riguarda circa L’80% dei fumatori: “I nuovi prodotti del tabacco e le sigarette elettroniche si sono aggiunti al consumo delle sigarette tradizionali e i loro utilizzatori infatti sono quasi esclusivamente consumatori duali” aveva spiegato Roberta Pacifici, responsabile del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’ISS, in occasione della presentazione del rapporto. “La falsa percezione di consumare prodotti meno o addirittura non nocivi per la salute e il sentirsi autorizzati ad utilizzarli in ogni luogo, in deroga alla legge Sirchia, stanno certamente incidendo sull’aumento del loro consumo”.