SICP 2022 - La cura della bocca migliora la qualità di vita

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di Fabio Turone

C'è ancora poca attenzione per la salute del cavo orale, che è spesso messa a dura prova dai trattamenti oncologici, e in generale ha bisogno di essere controllata nella popolazione anziana con malattie croniche, perché è essenziale per garantire non solo una corretta alimentazione - e con essa il mantenimento dello stato di salute - ma anche la capacità di comunicare. La questione è stata discussa nel corso del Congresso annuale della Società Italiana di Cure Palliative, che si è svolto a Riccione dal 17 al 19 novembre.

"Nella pratica clinica, la cura del cavo orale viene spesso trascurata, anche perché è difficile farsi carico di corpi martoriati che suscitano emozioni forti, dal disgusto al dispiacere, dall'imbarazzo alla vergogna" ha spiegato Anna Marchetti, coordinatrice infermieristica del Campus biomedico di Roma. "È un aspetto che ricade sotto la responsabilità di molti, e quindi capita che nessuno se ne senta direttamente responsabile".

La letteratura segnala che nei pazienti che hanno in corso terapie palliative (non solo con oppioidi, ma anche con steroidi e diuretici) la xerostomia è il problema più diffuso (il dato riportato negli studi va dal 40 al 92%) seguito da dolore orofacciale (48-67%), eritema della mucosa (59%), disgeusia (25-50%), candidosi orale (35%), mucosite (22%), ulcerazione (20%) e disfagia (15%).

In assenza di scale validate, la valutazione dei disturbi del cavo orale può essere condotta rapidamente, con buona approssimazione, usando la scala OAG (Oral Assesment Guide). "In genere già l’igiene da sola garantisce un recupero significativo, in particolare per xerostomia e disgeusia" ha spiegato Caterina Magnani, Dirigente medico referente per le cure palliative della ASL Roma 1, che ha invitato ad ascoltare anche ciò che riferiscono i caregiver, per esempio su incidenza e severità di disfagia, inappetenza e tosse dopo il pasto (indicatori di disfagia  e polmonite ab ingestis).

Contro la mucosite, in particolare, al congresso sono stati presentati i dati preliminari di uno studio sull'uso di un integratore alimentare (Faringel Plus) usato in aggiunta al protocollo di igiene orale su 77 pazienti di età media 75 anni, in terapia palliativa con almeno 7 giorni di vita attesa. I ricercatori hanno osservato un beneficio significativo anche in termini di comfort dell'alimentazione e percentuale di completamento dei pasti: "Oltre il 95% dei pazienti ha assunto l'integratore dieci minuti prima dei pasti, tenendolo in bocca due minuti prima di deglutire. Due dosi al giorno al momento sembrano essere un dosaggio sufficiente" ha spiegato Michela Piredda, docente di scienze infermieristiche del Campus Biomedico di Roma, che ha diretto lo studio preliminare e ha ora intenzione di far partire un più ampio trial multicentrico.