Si dice in Villa - Per salvare il SSN non basta il make-up

  • Roberta Villa
  • Attualità mediche
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La conversione in legge del decreto legge Enti “porta una boccata di ossigeno nel contesto della grave carenza di specialisti e medici di medicina generale che affligge il nostro Servizio sanitario nazionale” ha dichiarato Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. “Mi riferisco, in particolare – precisa Anelli – alla possibilità per gli specializzandi, già a partire dal secondo anno di corso, di partecipare ai concorsi pubblici. L’assunzione sarà poi perfezionata nel momento in cui acquisiranno il titolo. Questo permetterà, da un lato, ai giovani medici di acquisire esperienza negli ospedali di riferimento; dall’altro, di sopperire alle carenze di organico, mettendo a disposizione del Servizio sanitario nazionale, sin da ora, 60mila medici”. Anelli chiede anche “che sia estesa, su tutto il territorio nazionale, così come già avviene in alcune Regioni, la possibilità di avere assistiti per i corsisti del primo anno” per la medicina generale.

Ora, è vero che la laurea in medicina è ormai di per sé abilitante, ed è giusto inserire da subito i giovani professionisti nel sistema, ma credo che ciò dovrebbe avvenire in maniera graduale, dopo un periodo di affiancamento a colleghi più esperti. Pensare che possano sostituirli da subito, sul territorio o nei pronto soccorsi, potrebbe rivelarsi un po’ un azzardo, che se da un lato permetterà di riempire qualche casella vuota negli organici, dall’altro potrebbe esporre al rischio di errore, oltre che i pazienti, anche i giovani medici, con tutte le conseguenze professionali, psicologiche e legali del caso.

Anelli si dice soddisfatto anche di altre norme approvate dal Parlamento: “Bene anche l’emendamento – continua - che ha esteso il numero di assistiti in capo ai medici di medicina generale che esercitino anche come guardie mediche, portandolo da 850 a 1.000. Questo consentirà a circa un milione e mezzo di cittadini, oggi scoperti, di avere un proprio medico di famiglia”.

È chiaro che non è facile risolvere il puzzle di una popolazione che invecchia, aumentando i bisogni di salute, a fronte di un numero di medici che viceversa cala, e non solo per lo stesso fenomeno legato all’età. La ministra dell'Università Anna Maria Bernini ha allargato le maglie del numero chiuso a medicina ed è stato aumentato il numero delle borse di specialità. Ma come rispondere al fatto che anche così parte di quelle assegnate alle specialità più delicate, come la medicina d’urgenza, restano non assegnate? 

Anelli chiede alle Regioni di pubblicare i bandi per la formazione dei nuovi medici di medicina generale. Ma come fare per rendere più attrattivo per i giovani anche questo sbocco, essenziale per la sostenibilità del sistema? Non credo se ne possa uscire senza agire in maniera decisa – e uniforme a livello nazionale - sull’organizzazione del lavoro dei medici, sollevandoli delle incombenze burocratiche, snellendo i processi, affiancandoli a un maggior numero di infermieri preparati, aumentandone la retribuzione, almeno ai livelli medi europei.

Questo punto cruciale viene sottolineato anche dal presidente FNOMCeO: “Per tutti i medici, sosteniamo la richiesta dei sindacati di un incremento degli emolumenti, per rendere attrattiva la carriera nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, evitando gli abbandoni e le fughe dei giovani verso l’estero o il privato”. 

Non sarà facile, certo. Ma i fondi del PNRR, se è vero che non si possono usare per la spesa corrente, dovrebbero servire proprio a rendere più efficiente il sistema attraverso interventi strutturali, per esempio attraverso la digitalizzazione e la telemedicina già sperimentate con successo nei primi mesi della pandemia in iniziative poi abbandonate. Spesso per tornare ai fax. Quanto tempo “medico” viene sprecato in questo modo?