Si dice in Villa - Obbligo vaccinale adesso: forse pericoloso, probabilmente inutile

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Roberta Villa

Sembra un déjà-vu. È strano, a distanza di una settimana, seguendo la cadenza di questa rubrica, trovarsi a dover commentare un altro decreto del governo con lo stesso oggetto, cioè le misure necessarie ad arginare l’ondata di variante omicron ormai arrivata in Italia, senza che nel frattempo sia accaduto nulla di particolare e che non fosse largamente previsto: l’impennata dei casi di covid-19, l’incremento dei decessi giornalieri, il progressivo saturarsi di reparti ospedalieri e terapie intensive.


Le uniche cose cambiate sono il passare delle feste, con tutte le loro implicazioni socio-comportamentali e soprattutto economiche, e l’avvicinarsi del delicato passaggio dell’elezione del Presidente della Repubblica, di cui è stata fissata la data al 24 gennaio. Quanto questi fattori abbiano influito sul cosiddetto “decreto dell’Epifania” non sta a me dirlo. Quel che posso dire è che è difficile trovare in questo provvedimento le basi scientifiche su cui Mario Draghi ha sempre rivendicato di fondare le sue decisioni in tema di gestione della pandemia.


Le principali novità sono due. Da un lato c’è la scuola, per la quale si è respinta la richiesta di allungare le vacanze invernali o reintrodurre un periodo di DAD limitato alle prossime settimane, in cui la diffusione capillare dell’infezione si ritiene che comunque metterà in difficoltà una serena prosecuzione della didattica. Dall’altro il decreto introduce l’obbligo di vaccinazione per chi ha compiuto 50 anni, diretto per chi non ha un impiego (disoccupati, casalinghe, pensionati) o sotto forma di green pass rafforzato per accedere al posto di lavoro per chi ce l’ha. Come e quando saranno imposte le sanzioni e a quali cifre ammonteranno è ancora poco chiaro: si parla di 100 euro (ma al mese? A ogni controllo? Al momento in cui scrivo ancora non si sa) per i primi e di una cifra maggiore, da alcune centinaia a oltre un migliaio di euro per chi sarà trovato al lavoro senza green pass. L’obbligo entra in vigore immediatamente, con la pubblicazione del decreto sulla  Gazzetta Ufficiale, ma queste sanzioni saranno fatte valere solo dal 15 febbraio, così da dare a tutti, si spera, la possibilità di sottoporsi ad almeno la prima dose di vaccino.


Il provvedimento, frutto della mediazione di Draghi con quei partiti che volevano l’obbligo generalizzato a tutti i maggiorenni e con quelli che non lo volevano affatto, è, appunto, un compromesso politico: certamente gli ultracinquantenni rischiano più dei giovani in caso di infezione, ma non si può dire che i quarantenni siano tanto più al sicuro. I più giovani hanno minori probabilità di finire in terapia intensiva, ma hanno in genere un maggior numero di contatti sociali, per cui la loro vaccinazione serve di più a frenare la trasmissione del virus per la comunità. Il provvedimento sembra quindi più focalizzato a proteggere le persone che non si vogliono vaccinare che non altri soggetti fragili.


Secondo i principi giuridici delle democrazie liberali e quelli della bioetica moderna, lo Stato può imporre un trattamento sanitario sacrificando la libertà di ognuno sopra il proprio corpo solo in vista di un vantaggio superiore per la collettività. Secondo la Corte costituzionale "la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l'art. 32 della Costituzione”, tra altre cose, ‘se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, giacché è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell'uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale (cfr. sentenza 1990 n. 307)’”.

Il principio per cui la libertà di ciascuno di non vaccinarsi trova un limite nel diritto altrui a non essere contagiato scricchiola tuttavia da quando lo si deve applicare alla variante omicron, che rende i vaccini molto meno efficaci nella prevenzione dei contagi. La vaccinazione protegge contro le conseguenze della malattia provocata dalla nuova variante quindi soprattutto chi si vaccina, molto meno chi gli sta intorno.

Va detto però che l’estrema contagiosità di omicron crea un grave danno alla società anche a causa del sovraccarico acuto che provoca nel servizio sanitario, impedendo l’assistenza e la cura di molte persone che soffrono per altre malattie. Chi è vaccinato rischia meno di andare in ospedale o di essere ricoverato in terapia intensiva, per cui ha minori probabilità di gravare sul sistema. La vaccinazione individuale, quindi, pur non proteggendo direttamente in modo significativo altri dall’infezione, preserva la possibilità di curarli.
Considerando poi che vaccinazioni meno efficaci nei confronti di terzi (o addirittura utili solo per il soggetto vaccinato, come l’antitetanica) erano già state rese obbligatorie per i nuovi nati dalla legge 119/2017 sulle vaccinazioni pediatriche,  derivata dalla conversione del D.L. 73/2017 (cosiddetto decreto Lorenzin), è verosimile che non ci siano nemmeno questa volta ostacoli dal punto di vista giuridico e costituzionale, soprattutto alla luce della grave situazione di difficoltà creata a tutto il Paese dalla pandemia.

Non è quindi tanto per ragioni di diritto che ho accolto negativamente la decisione del governo, quanto per motivi pratici: al di là della questione di principio, come si riuscirà a far rispettare l’obbligo? È fuori discussione infatti imporre la vaccinazione con la forza. Se, come ci raccontano le cronache dei giornali, chi non vuole vaccinarsi spesso rifiuta perfino le cure, ossigeno compreso, e nega l’esistenza del virus fin oltre le porte della terapia intensiva, pensiamo che si farà scoraggiare dal rischio di pagare una sanzione di 100 euro? Chi è convinto che il vaccino metta a rischio la vita di chi lo riceve, credete che non correrebbe il rischio di pagare questa cifra o anche quelle più elevate previste sul mondo del lavoro? Oppure non lo farà, e farà ricorso, aprendo interminabili contenziosi. Se una sanzione pecuniaria fosse sufficiente a cambiare i comportamenti delle persone, nessuno supererebbe più i limiti di velocità o parcheggerebbe in divieto di sosta.

Certo, è anche una questione di principio. Affermare un dovere, pur sapendo che ci sarà chi vi si sottrae, indica qual è la strada giusta, e potrebbe essere percepito da qualcuno come una presa di posizione forte da parte dello stato, che in qualche modo, come si dice, “si assume la responsabilità della scelta”. Ma il mondo di chi rifiuta i vaccini in genere, o quello contro covid-19 in particolare, è estremamente variegato: si va da pochi fanatici complottisti convinti che nell’iniezione si nascondano microchip destinati a controllare la popolazione mondiale a persone in buona fede, fiduciose nella scienza e nelle autorità, a cui un medico ha detto, a torto, che nel loro caso il vaccino sarebbe controindicato.

In mezzo c’è di tutto: cristiani convinti che anche nella produzione di vaccini a mRNA sono coinvolte linee cellulari derivanti da interruzioni di gravidanza risalenti agli anni Sessanta (falso), gente che soffre di belonefobia e non tollera l’idea di essere punto da un ago, persone che hanno subito episodi di malasanità e non si fidano più dei medici, frange incattivite contro le istituzioni, colti intellettuali convinti di dover affermare il proprio libero arbitrio o poveri e analfabeti che vivono isolati e sono difficili da raggiungere da parte del sistema sanitario. La ricerca svolta in tanti anni da esperti di tutto il mondo sull’hesitancy vaccinale ci insegna che a ciascuno di questi gruppi avremmo dovuto parlare in modo diverso, cercando diverse soluzioni pratiche e comunicative. Purtroppo, invece, fin dall’inizio della pandemia la comunicazione istituzionale è stata carente, confusa, contraddittoria, e soprattutto evidentemente ignara di tutte le conclusioni della ricerca in questo campo.

Ormai, però, cosa fatta capo ha. È difficile tornare indietro e sperare di rimediare al danno fatto anche da giornalisti e intrattenitori televisivi o sul web, disposti, per qualche click o punto di share, a sacrificare la salute o addirittura la vita di persone che soffriranno o moriranno di covid-19 per aver creduto alle loro bugie o distorsioni della realtà.
Il punto è: può invece l’obbligo rivelarsi efficace? Gli studi disponibili ci dicono che questa misura può essere utile ad aumentare rapidamente i tassi di vaccinazione in determinati contesti. Nel nostro caso, per esempio, con l’estensione del super green pass a tutte le categorie lavorative, che dovranno scegliere tra vaccino e licenziamento, è presumibile che molti saranno davvero costretti ad accettare l’iniezione, senza aver cambiato idea sul pericolo che comporta. Non è difficile immaginare, però, in questi casi, l’impatto dell’effetto nocebo, con prodotti che già di per sé danno spesso fastidiosi effetti indesiderati. Gli eventi patologici che inevitabilmente si verificano comunque su milioni di persone di mezza età (infarti, ictus, diagnosi tumore o malattie di altro tipo) per mesi saranno poi attribuiti al vaccino da chi è stato costretto a farlo, seminando dubbi anche nei suoi familiari e amici. A fronte di un aumento del tasso di vaccinazione immediato, si rischia, secondo gli esperti, di minare la fiducia per molto tempo a venire.

E la fiducia è il bene più prezioso, quello che era più importante coltivare nei cittadini in una circostanza di crisi che potrebbe durare ancora, e che potrebbe ancora richiedere la loro collaborazione. Se così non fosse, e la pandemia fosse davvero agli sgoccioli, il danno resterà per gli anni a venire.
Per non parlare dell’effetto di infezioni che comunque si possono verificare con omicron nei soggetti vaccinati. Chi ha scelto di proteggersi pur sapendo che questa protezione non sarebbe stata assoluta fa buon viso a cattivo gioco, ma chi non lo voleva potrebbe pensare di trovare conferma ai propri pregiudizi sull’inutilità dei vaccini e, cosa ancora più grave, sull’idea di essere stato ingannato e costretto a un trattamento inutile, alimentando ostilità verso le istituzioni.

Parliamo da prima della pandemia di polarizzazione, ma mai si era arrivati al clima di odio sfociato nella terribile minaccia rivolta all’immunologa Antonella Viola, divenuta in questi anni un volto noto della comunicazione della pandemia in televisione: l’introduzione dell’obbligo potrebbe esacerbare gli animi di fanatici che pur di non vaccinarsi si trovassero in condizione di non poter sostenere la propria famiglia o fornire trigger a psicopatici convinti di essere vittima di un complotto che minaccia la loro vita. Sono ipotesi estreme, che ci auguriamo non si realizzino, ma che devono aver contribuito a frenare altri Paesi dal prendere la stessa decisione.

“Va bene, potranno esserci conseguenze negative in futuro, ma adesso siamo in un’emergenza, dobbiamo tenere liberi gli ospedali e non fermare le altre attività” si sente dire. A mali estremi, estremi rimedi. Dobbiamo allora chiederci se e quanto questo provvedimento, preso ora, con le prime sanzioni in atto da febbraio, potrà davvero influire in qualche modo sull’impatto di omicron sul sistema sanitario. Probabilmente poco o nulla. Ci vorranno giorni o settimane perché i recalcitranti arrivino agli hub vaccinali, circa un mese per avere la seconda dose, circa 14 giorni perché si sviluppi l’immunità: la maggior parte di loro non sarà protetta dai ricoveri fino a marzo inoltrato, quando questa ondata sarà presumibilmente finita. Molti di loro si infetteranno e forse perderanno la vita dopo la prima dose, fatta a forza. Che spot per i vaccini! Per ridurre il rischio di contagio, poi, dovranno ricevere anche il richiamo, somministrato a distanza di quattro mesi, quindi almeno all’inizio dell’estate, quando dovremmo aver ormai tirato il fiato. E quando potrebbero arrivare i vaccini mirati contro omicron o a più ampio spettro. Ricominceremo a obbligarli?

Oggi ho ricevuto molte critiche dopo aver scritto su twitter che l’introduzione dell’obbligo in questo momento può essere pericolosa e inutile. Sui rischi di peggiorare ulteriormente il confronto con chi non si vuole vaccinare, minare la fiducia della popolazione nelle istituzioni e peggiorare la percezione della sicurezza e dell’efficacia dei vaccini spero di sbagliarmi. Sul fatto che possa rappresentare la soluzione all’emergenza in atto, invece, credo che i fatti bastino a smentire questa beata illusione in cui tanti confidano.

Roberta Villa