Si dice in Villa - Medici, attenti all’informazione!

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Roberta Villa

 

Ogni giorno una notizia allarmante, uno scandalo, una fonte di preoccupazione. O, viceversa, la promessa di un farmaco miracoloso, un risultato straordinario, la fine del tunnel della pandemia.

Anche per i medici è sempre più difficile seguire il modo in cui i media riportano i contenuti delle riviste scientifiche o delle autorità regolatorie. Il paziente riceve sullo smartphone il lancio d’agenzia e immediatamente vorrebbe essere rassicurato. La dottoressa o il dottore, però, sono spesso presi alla sprovvista. Non sanno di che si tratta. Mentre lavorano non seguono il flusso continuo delle notizie come fanno  le redazioni dei programmi televisivi o i giornalisti su Twitter. All’aggiornamento dedicano i fine settimana, i giorni di riposo, il tempo libero.

Con la pandemia, l’odierna velocità del mondo della comunicazione ha finito però per mettere in difficoltà anche loro, portandoli a dover ammettere onestamente davanti al proprio assistito di non sapere di che cosa stia parlando o, peggio, dare una risposta improvvisata e approssimativa. Ancora più pericoloso, però, è che i medici condividano le stesse fonti di informazione degli altri cittadini, che si facciano un’opinione leggendo i giornali, guardando i telegiornali o i talk show, seguendo l’uno o l’altro influencer sui social media.

Anche loro sono infatti immersi, come tutti gli altri, nell’infodemia che caratterizza i nostri tempi, ed è forte la tentazione di prendere per buona una notizia solo perché in linea con i propri vaghi ricordi dell’università o con il caso capitato ieri in ambulatorio. Non ci si può nemmeno fidare ciecamente dell’autorità, scientifica o istituzionale che sia: in questi mesi abbiamo dovuto sentire un premio Nobel dichiarare che la vaccinazione di massa “è un terribile errore” e il responsabile della campagna vaccinale richiamarsi continuamente a una “immunità di gregge” che sappiamo non essere raggiungibile con questo virus e questi vaccini. Lo sguardo critico che chiediamo a tutto il pubblico di adottare sempre deve essere usato prima di tutto da chi ha gli strumenti per interpretare al meglio i fatti.

Per non essere travolti occorre prima di tutto prendersi tempo per verificare. Oggi più che mai, nonostante la stanchezza che portano sulle spalle, i professionisti della salute devono fare lo sforzo di andare all’origine delle notizie che riguardano SARS-CoV-2, i vaccini, le decisioni dell’EMA o dell’FDA.

Può capitare infatti di incappare in un thread su Twitter e leggere frettolosamente in metropolitana che il vaccino provoca una serie di “consistenti modificazioni fisiopatologiche dopo i vaccini anti covid”. Urca. Chi ne parla sottolinea poi che viene da una rivista prestigiosa, e in effetti, dopo le tre w, c’è la garanzia di Nature.com. Se non si ha tempo di cliccare sul link e vedere di che si tratta, è facile arrivare al lavoro convinto che ci sia di che preoccuparsi. Se invece si dedicano cinque minuti alla verifica della notizia, si può facilmente scoprire che la rivista non è Nature, ma Cell Discovery, testata open access dello stesso gruppo, in partnership con un centro di ricerca dell’Accademia Cinese delle Scienze. Si capisce anche che le modificazioni “fisiopatologiche” sono più fisio che patologiche. Che “i vaccini anti covid” è un vaccino a virus inattivato cinese mai autorizzato in Europa. Che lo studio è stato condotto su 11 volontari. Insomma, che la ricerca potrà forse apportare un piccolo tassello di conoscenza, ma certo non deve preoccupare chi ancora aspetta di farsi vaccinare in Italia.

Non passa un giorno, e arriva dal programma di giornalismo investigativo Report l’allarme su Moderna: prima di raccomandare di usare mezza dose per la terza dose, in Italia è stata somministrata la dose intera. Immunodepressi e grandi anziani, oggetto in quei primi tempi della nuova fase della campagna vaccinale, non possono che averne tratto vantaggio, data la loro scarsa reattività al vaccino. Ma il fatto che le istituzioni italiane abbiano aspettato il parere dell’Agenzia Europea dei Medicinali prima di decidere di risparmiare dosi è stato raccontato come una grave imprudenza. Si parla di anziani a rischio, di errore nei dosaggi. Niente di tutto questo, in realtà, quanto posizioni che cambiano a mano a mano che si raccolgono prove e le agenzie regolatorie le valutano. Un abile montaggio tuttavia serve a trasmettere messaggi subliminali incomparabilmente più forti di quelli verbali. L’importante è trasmettere indignazione, garanzia di punti di share televisivo e di stima per aver osato attaccare il potere.

Per un medico è difficile seguire tutto. Difficile, ma soprattutto, dispendioso in termini di tempo e attenzione. Le notizie distorte, mal comprese o interpretate fuori dal loro contesto arrivano infatti continuamente, a raffica.

Ancora non si è placata l’eco del caso Report, infatti, ed ecco un'altra notizia succulenta, per richiamare gli scettici nei confronti dei vaccini e delle aziende farmaceutiche. In questo caso si è anche coniato un hashtag, #Pfizergate: un nome perfetto per i titoli di giornali e  per i programmi di approfondimento, un nome che fa pensare a scandali, corruzione, intrighi politici, mazzette e chissà che altro. E già indica un colpevole, Pfizer.

A leggere la storia raccontata dal BMJ, però, si capisce tutt’altro. La vicenda nasce dalle dichiarazioni di una ex responsabile regionale di Ventavia Research Group, un’organizzazione incaricata da Pfizer di portare avanti il trial di autorizzazione del vaccino. La manager sarebbe stata licenziata dopo aver cercato in tutti i modi di segnalare una serie di irregolarità: partecipanti collocati in un corridoio dopo l'iniezione e non monitorati dal personale clinico, mancanza di follow-up tempestivo dei pazienti che hanno manifestato eventi avversi, mancata segnalazione delle deviazioni dal protocollo, errori nella temperatura di conservazione dei vaccini, campioni di laboratorio etichettati erroneamente e presa di mira di chi, all’interno dell’azienda, segnalasse questi problemi. Che problemi sono, sia chiaro, ed è giusto che siano segnalati e indagati. Difficile però pensare che possano in qualche modo inficiare i dati sulla sicurezza e l’efficacia del vaccino Comirnaty. L’accusa riguarda tre dei 153 siti coinvolti in tutto il mondo, per circa un migliaio di volontari sugli oltre 40.000 dello studio. Un anno di dati raccolti sul campo rendono ancora meno rilevanti, ai fini della valutazione del vaccino, queste dichiarazioni. Ormai abbiamo moli di dati per dire che questo è sicuro ed efficace. L’interesse della questione sta invece nell’essere spia di procedure non ottimali, da indagare e correggere. Ma è anche chiaro, a questo punto, che la multinazionale del farmaco è parte lesa, avendo pagato per un lavoro fatto male, certo non colpevole.

Dove voglio arrivare? Che se orientarsi nell’infodemia è difficile per il pubblico, anche i medici non devono prendere sotto gamba la sfida. Riconoscere l’autorevolezza del BMJ senza leggere cosa scrive, ma solo ciò che viene riportato. Accettare l’interpretazione di una trasmissione televisiva di fatti estrapolati dal contesto. Immagazzinare messaggi semplici quando tutto è complesso. Un medico non se lo può permettere. Anche i camici bianchi devono fare la loro parte contro la disinformazione nel campo della salute, cominciando, prima di tutto, da se stessi.