Si dice in Villa - Le crisi intrecciate che minacciano la salute globale

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Roberta Villa

La complessità del mondo in cui viviamo deriva anche dal modo in cui opportunità, difficoltà e crisi si intrecciano tra loro. Si è sempre detto che il battito d’ali di una farfalla può scatenare un uragano a migliaia di chilometri di distanza, e le catene di conseguenze di eventi sanitari, bellici, ambientali, politici o economici ci sono sempre state. Ma in un pianeta divenuto più piccolo per l’accorciarsi delle distanze e la stretta interconnessione delle persone e delle economie, questi legami diventano immediati ed eclatanti. Così come la perseveranza di quei pochi ricercatori che per decenni hanno insistito a lavorare sull’RNA messaggero ha permesso di dare una svolta alla pandemia, estendendo i benefici del loro lavoro a centinaia di milioni di persone nel mondo, così accade, al contrario, per gli eventi negativi, come lo scoppio della guerra. Le emergenze del secolo si sommano e si amplificano a vicenda, spesso proiettando le loro più deleterie conseguenze sui più fragili.

Pensiamo all’Africa, dove i vaccini a mRNA non sono arrivati, se non in minima parte. Anche per questo negli ultimi due anni molti Paesi non avevano strumenti per contenere la pandemia se non imporre prolungati periodi di restrizioni e lockdown. In economie in cui spesso il cibo si procura di giorno in giorno, il fatto che i genitori non potessero uscire ha portato molti bambini a soffrire la fame.

La crisi climatica, intanto, aumentava la desertificazione dei terreni coltivabili, che ormai riguardano circa la metà del territorio del Continente, costringendo molti Paesi africani a dipendere in toto dall’importazione di cereali dall’estero. Ma da chi dipende questa desertificazione? Dal riscaldamento globale di cui sono responsabili soprattutto i grandi Paesi industrializzati, che oggi si stanno impegnando per ridurre le emissioni di CO2, ma ormai hanno fatto il loro danno, che si riflette soprattutto su altre popolazioni: quelle più soggette a inondazioni per l’innalzamento delle acque dei mari e degli oceani, quelli che non riescono più a trarre dalla terra arida il necessario alla loro sussistenza. 

È stato stimato che nel 2020 circa 20 milioni di persone più dell’anno precedente, per un totale di circa 155 milioni di persone in 55 Paesi, quasi tutti in Africa, abbiano dovuto fronteggiare un’emergenza alimentare. La difficoltà a procurarsi il cibo e i beni primari, soprattutto in condizioni di diseguaglianza, accentua le tensioni, e favorisce le guerre. Non a caso i primi posti della classifica con le più gravi emergenze alimentari stanno Paesi segnati da condizioni belliche croniche come la Repubblica democratica del Congo, lo Yemen, l’Afghanistan, la Siria e il Sudan.

I conflitti locali aggravano la situazione perché, ha dichiarato Antonio Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite “costringono le persone a lasciare le loro case, la terra, il lavoro. Distruggono l’agricoltura e impediscono il commercio, riducono l’accesso a risorse vitali come l’acqua e l’elettricità, portando fame e carestia. Dobbiamo fare tutto quello che possiamo per interrompere questo circolo vizioso. Affrontare la fame è fondamentale per la stabilità e la pace”.

Per questo l’Unione africana ha dichiarato il 2022 “anno della nutrizione”. Ma l’invasione russa dell’Ucraina, da sempre definita “granaio d’Europa”, pur essendo un evento così lontano dalla realtà africana, pone un’ulteriore ostacolo alla possibilità di nutrire in maniera adeguata milioni di persone, soprattutto nell’Africa subsahariana: le navi cariche di grano sono bloccate nel Mar nero, le fabbriche di mangimi non riescono a rifornire gli allevatori, le semine della stagione in corso sono a rischio per i bombardamenti.

Abbiamo già sperimentato da due anni a questa parte come un singolo evento di spillover in Cina abbia condizionato la vita, la società e l’economia di tutto il pianeta. Oggi, l’ondata di omicron che lo stesso governo di Pechino sta cercando di governare con severe misure di restrizione continuando a perseguire il cosiddetto obiettivo Covid zero, continua a riflettersi in tutto il mondo, a causa della ridotta fornitura di materie prime e lavorate, come i semiconduttori, da cui dipende tutta l’industria elettronica, dalle centinaia di navi bloccate nelle acque davanti al porto di Shangai, impossibilitate a scaricare e caricare merci, rendendo oggetto del contendere perfino i container, che è diventato difficile trovare altrove.

Tutto ciò ha un importante impatto sulla salute globale, che non si può trascurare. Alla malnutrizione si assoceranno le conseguenze delle migrazioni forzate dalla fame: migranti “economici”, soprattutto come medici, dovremmo aiutare e accogliere senza troppe distinzioni rispetto ai profughi di guerra.