Si dice in Villa - Disinformazione sulla medicina: non si salva nessuno

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Roberta Villa

 

Mentre leggevo l’ennesimo articolo, questa volta su JAMA, che attribuisce la disinformazione in campo medico ai social media, mi hanno segnalato l’articolo con cui, su un quotidiano cartaceo, una nota microbiologa milanese interpreta l’andamento delle pandemie in relazione alla posizione dei pianeti.

Fosse solo questo. In tre spot consecutivi che mi è capitato di vedere in televisione mi sono trovata a fare i conti con l’acqua in bottiglia “essenziale” per stare bene, l’aceto ideale per chi insegue una vita “salutista”, le pastiglie in grado di restituire concentrazione e memoria. Uno dei più importanti (e ritenuti seri) programmi televisivi dedicati alla medicina proprio in questi giorni ha promosso la birra bionda come “importante fonte di silicio, un elemento fondamentale per la salute delle ossa”. Sui rischi legati al consumo anche moderato di alcol, nemmeno una parola. Non vorrai che qualche inserzionista se ne abbia a male.

E via così, con il farmaco che finalmente cura la SLA, come hanno riportato molti giornali, e le periodiche scoperte della “cura contro il cancro”.

Diciamoci la verità: la disinformazione in campo medico, come in qualunque altro campo, è dappertutto, perché non conta tanto il mezzo che la veicola, ma chi la trasmette. Anche qui, non basta una laurea in medicina o un curriculum accademico di tutto rispetto. Abbiamo sentito eminenti scienziati sostenere che i virus diventano sempre più miti perché si devono adattare all’ospite, ignorando i principi basilari dell’evoluzione (e gli esempi di tanti virus che più miti non sono diventati mai, da quello del vaiolo a quello della febbre gialla); non si contano i medici che magari non sono iscritti negli elenchi degli omeopati ma “un po’ di oscillococcinum all’inizio dell’inverno male non fa”.

Prima di attaccare l’ignoranza anti scientifica del pubblico e dei gruppi Facebook facciamo tutti un esame di coscienza, come medici e come comunicatori: quante volte ci facciamo guidare da esperienze aneddotiche invece che da evidenze scientifiche consolidate? Quante volte tendiamo a pensare che quello a cui siamo abituati in fondo non può fare male, e anzi, deve essere la scelta migliore per tutti? Quanto è difficile mettere in discussione le nostre convinzioni alla luce di dati che le scardinano?

Sono questi i meccanismi della disinformazione, e valgono ovunque, su Twitter come a cena con gli amici. Certo, i social media hanno un enorme capacità di diffusione, di penetrazione, di amplificazione dell’informazione. Ma proprio per questa loro potenza, possono essere utilissimi anche per ristabilire una informazione corretta, rispettosa e aggiornata al consenso scientifico più recente, contrastando la disinformazione che corre ovunque, su Instagram e TikTok come su giornali radio e tv.