Si dice in Villa - Covid-19: nuovi richiami, quando e a chi?

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Roberta Villa

 

Sui nuovi richiami contro Covid-19 la confusione è innegabile, e, come al solito, si riversa sui medici, tempestati di domande a cui le istituzioni, almeno nel momento in cui scrivo, non hanno ancora dato una risposta chiara: chi deve vaccinarsi oggi? Con quale vaccino? Non conviene aspettare quelli più aggiornati?

Proviamo quindi a fare un po’ di chiarezza, sulla base dei dati e delle indicazioni a oggi disponibili, intendendoci prima di tutto sui termini, perché usare gli ordinali come “terza” o “quarta” dose rischia di trarre in inganno un sacco di persone. Quello che viene proposto oggi è infatti in sostanza un secondo richiamo per chi ha già fatto il primo, dopo aver completato il ciclo iniziale: se, come per la maggior parte dei cittadini, questo era costituito da due dosi, il primo richiamo era la terza e oggi si parla correttamente di “quarta dose”. Ma per chi aveva ricevuto il vaccino monodose di Johnson&Johnson, e poi un richiamo con il prodotto di Astrazeneca o con un vaccino a mRNA, la vaccinazione attuale sarebbe solo la terza.  Viceversa, gli immunodepressi che avevano ricevuto per primi una dose addizionale oltre alle prime due del ciclo base, e poi hanno fatto un primo richiamo che per loro era già una quarta dose, quello di oggi risulta come quinta, pur essendo sempre e solo un secondo booster.

Il tutto si complica ulteriormente se si considerano le infezioni, anche lievi, che nel frattempo hanno colpito una gran parte dei cittadini, anche vaccinati. Qualcuno ritiene che ognuno di questi episodi si possa considerare equivalente a una dose di vaccino, ma la maggior parte delle evidenze scientifiche supporta la scelta di sottoporsi comunque alla vaccinazione anche se ci si è già positivizzati più di una volta.

Perché è necessario effettuare un altro richiamo? Moltissimi studi nell’anno passato hanno dimostrato che anche la protezione anticorpale conferita dalla “terza dose” tende a calare nel giro di qualche mese, così come accadeva con il ciclo iniziale e in seguito all’infezione; le varianti omicron che hanno soppiantato i virus originali su cui era stato prodotto il vaccino hanno inoltre una maggiore capacità di evadere alla risposta immunitaria, contro cui occorre opporre una immunità più vivace e “fresca”.

Per questo un secondo richiamo è fortemente raccomandato per tutte le persone a maggior rischio di malattia grave in caso di infezione, e per tutti a partire dei 60 anni. Per gli altri è possibile richiedere il vaccino su indicazione del proprio medico. L’espressione “su base individuale” utilizzata dalla circolare ministeriale lascia pensare che chiunque possa fare questa richiesta, purché siano passati 120 giorni dall’ultima dose o dall’infezione, ma le interpretazioni a questo riguardo sembrano variabili, lasciate purtroppo, come spesso accade, alla discrezione di regioni, asl, centri vaccinali o singoli operatori. Speriamo che il Ministero faccia presto chiarezza.

Il punto è che le categorie a cui il vaccino è raccomandato sono quelle per cui il rapporto tra rischio (ma soprattutto, costo) e beneficio è ancora decisamente favorevole, perché il secondo richiamo permette di ridurre il rischio di ricovero e decesso. Nei giovani sani con tre dosi di vaccino, nonostante il calo del tasso anticorpale, il rischio di malattia grave è così basso che l’ulteriore riduzione che si può ottenere con una nuova dose non compenserebbe i costi, non solo o non tanto dei vaccini, di cui abbiamo scorte in quantità, ma delle risorse umane e strutturali necessarie per proseguire l’immane sforzo della campagna universale condotta negli anni scorsi. 

L’incapacità del vaccino di bloccare la trasmissione del virus ha invece indebolito l’altro auspicato obiettivo della vaccinazione, quello che sperava, se non in una vera e propria immunità di gregge, almeno in un effetto barriera a protezione di eventuali conviventi fragili. Su quanto le vaccinazioni ripetute possano prevenire o ridurre il peso delle conseguenze a medio o lungo termine di Covid-19, invece, la risposta più semplice è che obiettivamente non lo sappiamo. Se se ne dimostrasse l’utilità, l’ipotesi di nuove campagne di vaccinazione universale per ridurre il rischio di malattia o disabilità dovrebbe essere riconsiderata.

Un’altra domanda frequente riguarda la scelta del vaccino: a chi si daranno i nuovi prodotti? I “vecchi” andranno buttati? Non conviene aspettare gli ultimissimi, contro omicron 5, appena sdoganati anche da EMA e AIFA? Sebbene i trial di fase 3 siano stati completati solo per il vaccino bivalente che comprende omicron 1, le agenzie hanno ritenuto che l’analogo prodotto contro 5 sia così simile all’altro da non poter essere più pericoloso, né certamente meno efficace. Sulla base delle evidenze attuali, non sembra che tra i due nuovi vaccini bivalenti ci siano enormi differenze nella capacità di proteggere da omicron 5, che ormai domina il campo nel nostro Paese, come nella maggior parte degli altri Paesi occidentali. Quanto ai vantaggi di questi vaccini aggiornati e bivalenti rispetto ai primi arrivati sul mercato, i dati ci sono, ma si basano solo sulla capacità degli anticorpi indotti dal vaccino di neutralizzare omicron 1 o 5 in laboratorio, senza dati clinici sempre più difficili da raccogliere in una popolazione largamente vaccinata ed esposta in maniera più o meno sintomatica a successive infezioni da SARS-CoV-2. Anche i prodotti più vecchi, quindi, sembrano mantenere una buona efficacia come booster, oltre a restare l’unica scelta per il ciclo primario di chi ancora non avesse ricevuto le prime dosi.

In conclusione, quel che conta sembra essere soprattutto dare uno scossone all’immunità, anche in vista di un possibile aumento della circolazione del virus conseguente alla riapertura delle scuole. Per il momento i vaccini bivalenti contro omicron 5 appena autorizzati non sono disponibili sul territorio nazionale, né sappiamo quando arriveranno. Il piccolo vantaggio che potrebbero dare non vale però il rischio di aspettare. Quelli contro omicron 1 sono altrettanto validi, ma anche chi ha fatto il suo secondo richiamo con il vaccino tradizionale nelle ultime settimane può affrontare l’autunno con maggiore serenità di chi ancora aspetta il prodotto più aggiornato (che potrebbe arrivare a sua volta già vecchio, con il possibile arrivo di una nuova ulteriore variante). Spesso si dice che il meglio è nemico del bene. In questo caso sembra proprio che sia così.