Screening rimandati per Covid, 'quasi 4 mln test per mettersi in pari'


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Roma, 11 mag. (Adnkronos Salute) - Serviranno quasi 4 milioni i test di screening tumorali per mettersi 'in pari' con gli anni precedenti, dopo lo stop a questo tipo di prevenzione dovuto all'emergenza coronavirus. In uno studio di Nomisma intitolato 'Il peso del lockdown sugli screening oncologici. Quanto dobbiamo recuperare', le ricercatrici Paola Piccioni e Maria Cristina Perrelli indicano come la ripresa delle attività troverà verosimilmente, piena applicazione solo a partire dal mese di settembre.

Il Servizio sanitario nazionale, secondo le stime del centro bolognese, ad inizio di settembre si troverà ad aver eseguito solo un terzo dei test di prevenzione effettuati mediamente in un anno per tumore alla mammella, cervice dell’utero e colon retto. Per Nomisma – per arrivare a fine anno raggiungendo lo stesso livello degli anni precedenti - sarà necessario, quindi, effettuare negli ultimi 4 mesi dell’anno 1,2 milioni di test diagnostici mammografici, 1,1 milioni di test cervicali e circa 1,6 milioni di test colorettali. Numeri straordinari, sostengono le ricercatrici, che con ogni probabilità il Servizio sanitario nazionale farà fatica a soddisfare nel breve periodo.

Ad ostacolare il recupero dei ritardi accumulati diversi fattori come, primi fra tutti, il distanziamento sociale che imporrà una riduzione degli accessi nelle strutture e una possibile iniziale diffidenza della popolazione a sottoporsi ad esami diagnostici che, in diversi casi (in particolare in alcune regioni) vengono ancora considerati non strettamente necessari o comunque rimandabili. Le ricercatrici di Nomisma prospettano diversi scenari: pianificazione del recupero non sul breve, ma almeno sul medio periodo e interpretazione dell’esperienza legata all’emergenza coronavirus quale impulso per un 'aggiornamento' delle strategie e degli impianti organizzativi fino ad ora adottati.

E’ inoltre probabile che i Servizi sanitari regionali, nella prima fase di ripresa, concentreranno gli sforzi sulle fasce di età e sulle situazioni valutate come maggiormente a rischio. Nomisma auspica che la corsa al recupero diventi "occasione per riflettere su possibili rimodulazioni migliorative delle attività e sull’opportunità di un eventuale potenziamento delle risorse (economiche, umane, tecnologiche) di norma dedicate". Quanto sia importante la prevenzione secondaria è dimostrato dai numeri: si stima che ogni anno attraverso questa attività (programmi di screening pubblici+controlli effettuati nel privato) sia possibile individuare precocemente circa 11mila carcinomi mammari, 8.000 lesioni gravi alla cervice dell’utero e 3.800 carcinomi colorettale.

Infine per le ricercatrici "quel che è certo è che la prevenzione oncologica deve restare un asset fondamentale del Ssn anche in periodo di crisi. Gli investimenti effettuati negli anni, i risultati ottenuti e i gap da colmare in alcune aree del Paese devono rappresentare la base dalla quale le Regioni dovranno riorganizzarsi e ripartire".