Screening dell’abuso sessuale e domestico


  • Daniela Ovadia - Agenzia Zoe
  • Notizie Mediche Univadis
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La US Preventive Services Task Force (USPSTF) ha valutato gli studi sullo screening per violenza sessuale e maltrattamenti nelle donne in età riproduttiva, stabilendo l’appropriatezza dell’intervento e dell’invio dei soggetti risultati positivi a servizi di assistenza specializzati (raccomandazione di grado B). Viceversa, lo screening dell’abuso domestico negli anziani e nelle persone fragili non appare supportato dalla letteratura disponibile, in gran parte per la mancanza di strumenti e studi adeguati.

 

Le statistiche

Secondo i dati ISTAT, il 31,5% delle 16-70enni (6.788.000) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4.353.000) ha subìto violenza fisica, il 21% (4.520.000) violenza sessuale, il 5,4% (1.157.000) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila).

Ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner il 13,6% delle donne (2.800.000), in particolare il 5,2% (855.000) da partner attuale e il 18,9% (2.044.000) dall’ex partner.

Il 24,7% delle donne ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale da parte di uomini non partner: il 13,2% da estranei e il 13% da persone conosciute. In particolare, il 6,3% da conoscenti, il 3% da amici, il 2,6% da parenti e il 2,5% da colleghi di lavoro.

Più difficile è la stima dei casi di abuso domestico e maltrattamenti che vedono coinvolti anziani e persone fragili. Una fonte attendibile è il documento dell’OMS “European report on preventing elder maltreatment” pubblicato nel 2011 secondo il quale, in Europa, circa 4 milioni di anziani ogni anno sono vittime di abusi fisici e psicologici, 10 milioni riportano conseguenze a lungo termine e 2.500 perdono la vita, un fenomeno in probabile aumento nei prossimi anni, per via dell’invecchiamento della popolazione.

 

Gli strumenti

Tutte le donne in età riproduttiva devono essere sottoposte a screening per maltrattamenti domestici e abusi (inclusa la violenza sessuale). Tra gli strumenti raccomandati dalla USPSTF, alcune scale che indagano episodi di umiliazione, insulti, maltrattamento fisico e stupro come le scale HARK (che comprende 4 domande sullo stato fisico ed emotivo correlato a violenze nel passato), HITS (che valuta la frequenza degli episodi di violenza), E-HITS (che differenzia tra violenza psicologica, fisica e sessuale), PVS (che valuta il rischio di abusi fisici e di minacce alla sicurezza personale) e WAST (che comprende 8 sottocategorie per la valutazione dell’abuso fisico e psicologico).

Tali strumenti sono però poco diffusi in Italia, scarsamente tradotti e non validati, il che rende l’esecuzione dello screening su vasta scala più complicato.

Per quel che riguarda l’abuso sugli anziani, la USPSTF non ha individuato strumenti validati affidabili.

La revisione non ha identificato studi sulla frequenza più efficace per la ripetizione dello screening.

 

Le conseguenze

Chi risulta positivo allo screening trae giovamento dall’invio per la presa in carico da parte di strutture specializzate, in grado di fornire supporto fisico, psicologico e legale. Lo screening in contesti in cui non è possibile offrire alcun supporto è sconsigliato, perché il partner o convivente violento può diventare pericoloso per la vita stessa della donna se sa di essere sotto osservazione.

Ciò non esime il medico dallo svolgere il proprio compito di pubblico ufficiale di fronte a lesioni evidenti o ad abusi perseguibili d’ufficio, sia nei confronti delle donne sia degli anziani o dei soggetti fragili, con denuncia alle autorità preposte.

La revisione dell’USPSTF evidenzia il rischio di depressione e autocolpevolizzazione nei soggetti abusati (in particolare negli anziani).

In conclusione, per quanto riguarda l’Italia, è necessario sviluppare strumenti efficaci per lo screening degli abusi domestici e sessuali sia nei confronti delle donne sia nei confronti delle popolazioni di anziani e soggetti fragili, diffondendo, al contempo, presso i medici di medicina generale, la cultura della valutazione e la consapevolezza della elevata frequenza di queste situazioni, che hanno importanti ricadute sulla salute fisica e psicologica delle vittime (quando non sono addirittura un rischio per la vita stessa).