Scompenso cardiaco e cure palliative

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Mirko Riolfi, UOC Cure Palliative (Aulss 9 Scaligera - Verona)

 

Lo scompenso cardiaco (SC) è una patologia cronica progressiva caratterizzata da periodi di stabilità interrotti da riacutizzazioni intercorrenti, ciascuna seguita inevitabilmente da un globale, progressivo scadimento della qualità di vita. Rappresenta circa un terzo dei decessi nei paesi industrializzati ed è una causa comune di ricovero. Il 50 per cento dei pazienti con insufficienza cardiaca avanzata muore entro un anno dalla diagnosi e il 50 per cento dei restanti entro 5 anni. La traiettoria di malattia dello SC è spesso imprevedibile e circa il 30-50% dei pazienti muore improvvisamente. Nella traiettoria di malattia di questi pazienti è possibile individuare un punto in cui il livello di gravità rende più rare le remissioni, ne abbrevia la durata e provoca un aumento del numero dei ricoveri e della durata della degenza.

La fase di terminalità di questa patologia si attesta su 6-12 mesi, nei quali è indispensabile ricercare e instaurare una collaborazione tra specialisti d'organo, medici di medicina generale e specialisti in cure palliative per individuare correttamente i malati con insufficienza cronica riacutizzata end-stage, pianificando per loro specifici e più adeguati percorsi clinico-assistenziali qualora non sia possibile migliorarne la prognosi.

Uno strumento idoneo per identificare i pazienti con SC che necessitino di cure palliative nell’ambito dei servizi sanitari e sociali è il NECPAL CCOMS – ICO TOOL, che permette di identificare i pazienti con elevata probabilità di morire entro un anno, ivi inclusi i pazienti in condizioni di fine vita. Il questionario, già illustrato nel precedente articolo “Cure palliative precoci, l'uso di strumenti validati per l’identificazione dei pazienti nello studio dei MMG”, prevede degli indicatori di gravità e progressione clinica sia generali sia specifici per tipo di patologia. Per quanto riguarda lo SC prevede la presenza contemporanea di almeno due tra i seguenti requisiti:

  • Insufficienza cardiaca – NYHA – di stadio III o IV, valvulopatia grave o malattia coronarica inoperabile;
  • Dispnea a riposo o al minimo sforzo;
  • FE < 30% o ipertensione polmonare > 60mmHg;
  • Insufficienza renale (FG < 30 ml/min);
  • 3 o più ricoveri in ospedale negli ultimi 12 mesi a causa di esacerbazioni;

Nella fase end-stage dello SC i sanitari sono chiamati a lavorare in un’ottica di rete tra professionisti e a coinvolgere il malato e i suoi familiari nella definizione di un percorso di cura che consideri la necessità di bilanciare i costi umani con i benefici realmente attesi, condividendo le decisioni finali. In questa fase di malattia è importante considerare un approccio palliativo che sia in grado di:

  • ridurre la severità dei sintomi e la sofferenza globale del malato per permettergli di affrontare la fase finale della vita, sostenuto da un nucleo di affetti familiari e amicali orientati ad assecondare i suoi bisogni;
  • favorire l’appropriatezza dell’approccio terapeutico e la pianificazione condivisa del percorso di cura nel rispetto del principio di autodeterminazione del paziente;
  • colmare i bisogni sociali, psicologici e spirituali, spesso non indagati e non soddisfatti;
  • ridurre il ricorso a strutture per acuti, quando non appropriato, perseguendo una razionalizzazione delle risorse disponibili che sia rispettosa del criterio etico di giustizia distributiva.

Nel 2019 un gruppo di lavoro congiunto della Società Italiana di Cardiologia e della Società Italiana di Cure palliative ha redatto il "Documento di consenso sulle cure palliative in ambito cardiologico”. In tale documento gli autori approfondiscono le riflessioni e gli strumenti per favorire la collaborazione tra professionisti cardiologi e palliativisti attraverso l’analisi delle criticità attuali, l’elaborazione di strategie di assistenza e l’identificazione di strumenti condivisibili di valutazione e previsione, per un corretto soddisfacimento dei bisogni complessi delle fasi avanzate di malattia.