Sanità: Cassazione, specializzando non è solo esecutore e risponde per attività


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Roma, 6 nov. (Adnkronos Salute) - Il medico specializzando "non è un mero esecutore di ordini e può rispondere delle attività che ha compiuto, pur non essendo in grado di compierle". Lo ha sottolineato, ribadendo un orientamento consolidato nella giurisprudenza penale, la sentenza numero 26311 del 2019 della Corte di Cassazione. In questo modo quando il giovane medico "compie delle attività mediche, può ben essere chiamato a risponderne penalmente". Una sentenza che arriva nel momento in cui alcune Regioni sono partite con l'introduzione di medici specializzandi in corsia per rispondere alla cronica carenza di camici bianchi. Un fronte che vede contrari i sindacati dei medici.

"Il medico specializzando che è chiamato a compiere delle attività che non è in grado di compiere, o che non si ritiene in grado di compiere, deve rifiutarne lo svolgimento. In caso contrario - sottolineano gli esperti di 'StudioCataldi.it' - se ne assume la responsabilità sotto tutti i punti di vista".

Il caso affrontato dalla Cassazione è relativo alla vicenda di una donna ricoverata in una casa di cura che, dopo un'amniocentesi, veniva lasciata dal proprio medico alle cure di una specializzanda che però non era stata in grado di assisterla in modo appropriato. Per la donna erano sopraggiunte complicazioni che avevano portato ad un aborto e ad un grave shock settico. Questo peggioramento del quadro clinico ha avuto come conseguenza la perdita della capacità di procreare e una insufficienza renale cronica. Per il medico, la specializzanda e la casa di cura è stata quindi confermata la condanna.