Salute mentale, Italia ventesima in Europa per spesa dedicata


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Milano, 7 ott. (AdnKronos Salute) - L'Italia è al ventesimo posto in Europa per la spesa media dedicata ai servizi di salute mentale: al settore viene destinato meno del 3,5% della spesa sanitaria totale, rispetto all'8-15% investito negli altri Paesi del G7. Un dato che spicca fra quelli diffusi oggi a Milano in vista del Mental Health Day (10 ottobre) durante l'incontro 'Depressione sfida del secolo, verso un Piano nazionale per la gestione della malattia', promosso dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere (Onda), con la firma simbolica da parte di tutti i relatori del primo Libro bianco Onda sulla salute mentale in Italia.

L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) colloca ormai la depressione al primo posto fra le cause di disabilità a livello globale. Soprattutto nelle sue forme più gravi - la cosiddetta depressione maggiore che colpisce circa il 2% della popolazione italiana, con una netta prevalenza femminile - la malattia è fortemente invalidante e pesa sia sulla qualità di vita di chi ne soffre e dei caregiver, sia sui costi sociali.

Da una recente indagine condotta su oltre 300 pazienti italiani, risulta che le giornate di lavoro perse ogni anno sono mediamente 42: circa un giorno a settimana. "Risulta quindi doveroso da parte di tutti gli attori - avvertono gli esperti - prendere parte a una call to action concreta per un impegno concreto".

L'indagine su oltre 300 italiani con depressione maggiore resistente al trattamento dice anche che il costo medio sanitario per questi malati più gravi è di 2.612 euro l'anno a paziente solo relativamente ai costi diretti, ma è ancora più impressionante il dato dei costi indiretti legati alla perdita di produttività: in media possono essere calcolati in 7.140 euro, pari a circa il 70% del costo totale della patologia.

Complessivamente in Italia si stima che il costo sociale della depressione, in termini di ore lavorative perse, sia pari a 4 miliardi di euro l'anno. Senza contare i costi legati ai caregiver, se si pensa che per ogni paziente sono coinvolti almeno 2-3 familiari. Con riferimento alla spesa out of pocket, infine, l'analisi stima un valore medio nazionale pari a 615 euro a paziente.

"La valutazione dei costi diretti legati a una patologia - precisa Francesco Saverio Mennini, docente di Economia sanitaria all'università Tor Vergata di Roma - è legata a voci di spesa come ospedalizzazioni, visite, farmaci, accessi al Pronto soccorso. Ma i costi indiretti possono gravare in maniera ancora più importante: basti considerare appunto i costi previdenziali legati ai giorni di assenza dal lavoro causati da una patologia come la depressione maggiore, che nel periodo oggetto dell'analisi (2009-2015) sono pari a 650 milioni di euro per assegni ordinari di invalidità e pensioni di inabilità, con un incremento dei costi di circa il 40%". Non a caso, secondo l'Oms, la depressione maggiore è destinata a diventare la prima causa di spesa sanitaria entro il 2030.

"Nell'ambito dei Paesi più industrializzati, il gruppo G7, siamo l'unico a non avere più ospedali psichiatrici", osserva Enrico Zanalda, presidente della Società italiana di psichiatria (Sip) e direttore Dipartimento integrato Salute mentale Asl Torino 3 e Aou San Luigi Gonzaga di Torino. Oltre che dalla "minore percentuale di spesa sanitaria destinata alla salute mentale - aggiunge - in confronto agli altri membri del G7 l'Italia è caratterizzata dalla minore disponibilità di operatori".

L'anno scorso "la Sip, in occasione del quarantennale della legge Basaglia, ha ribadito le gravi difficoltà dei servizi di salute mentale italiani". Problemi che ora Zanalda conferma: "Per rendere efficiente la rete dei servizi di un Dipartimento di salute mentale - chiede - è necessario introdurre l'innovazione organizzativa, tecnologica e farmacologica in modo da poter utilizzare al meglio le competenze delle équipe multidisciplinari. Maggiori investimenti culturali ed economici dovranno quindi concretizzarsi in migliori e più tempestivi percorsi di prevenzione, cura e riabilitazione nell'ambito della salute mentale, in particolar modo per le persone che soffrono di depressione maggiore, resistente ai trattamenti e a rischio di suicidio, nei confronti delle quali il giusto investimento in risorse organizzative, tecnologiche e farmacologiche è cruciale". La Sip non si arrende e rilancia "la necessità di un costante impegno di tutti gli attori coinvolti, perché non c'è salute senza salute mentale".