Rituximab, perché passare dall’infusione alla somministrazione sottocute

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Nei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) o linfoma follicolare (FL) trattati con almeno una dose di rituximab per via endovenosa, somministrare lo stesso anticorpo monoclonale per via sottocutanea ottiene un alto tasso di risposta, riducendo però il rischio di reazioni avverse legate alla somministrazione (administration related reaction, ARR). I dati a sostegno di questa affermazione arrivano da uno studio italiano di fase IIIb, pubblicati sulla rivista Advances in Hematology. L’interesse per questa possibilità sta nel fatto che, oltre a risultare più tollerabile per il paziente, la somministrazione sottocute comporta dei vantaggi in termini organizzativi ed economici. 

Studi comparativi hanno mostrato che la somministrazione di rituximab per via sottocutanea non è inferiore per farmacocinetica e ha un’efficacia paragonabile a quella per via endovenosa. Lo studio italiano ha voluto testare sicurezza ed efficacia della terapia e soddisfazione del paziente quando si passa dall’infusione all’iniezione sottocute. Sono stati arruolati 159 pazienti adulti con DLCBL (n=73) o FL (n=86) CD20-positivo che avevano ricevuto almeno una dose standard (375 mg/m2) di rituximab per via endovenosa. I partecipanti in terapia di induzione hanno ricevuto almeno 4 cicli di rituximab sottocute (1.400 mg) più chemioterapia, mentre quelli in terapia di mantenimento hanno ricevuto almeno sei cicli di rituximab sottocute.

Solo 10 pazienti (6,3%), 3 con DLCBL e 7 con FL, hanno sperimentato ARR; in tutti i casi le reazioni erano lievi e si sono risolte senza dovere modificare la dose o interrompere la terapia. Aventi avversi emersi col trattamento ed eventi avversi gravi hanno interessato, rispettivamente, 41 (25,9%) e 14 (8,9%) pazienti; due pazienti con DLCBL sono deceduti (uno per infezione da Klebsiella e uno per shock settico) e due pazienti con DLCBL hanno interrotto il trattamento con rituximab. Il 65,2% dei pazienti con DLCBL e il 67,9% dei pazienti con FL ha ottenuto la risposta completa. Con un follow-up mediano di circa 30 e 48 mesi, la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale erano, rispettivamente 70,8% e 80,6% nei pazienti con DLCBL e 77,9% e 95,3% nei pazienti con FL. I dati di efficacia e di sicurezza erano in linea con quanto atteso.

“Il profilo di sicurezza e l’efficacia del rituximab sc hanno portato a un alto livello di soddisfazione del paziente per il trattamento – scrivono gli autori – come confermato da alti punteggi di soddisfazione [nel questionario Rituximab Administration Satisfaction Questionnaire (RASQ)] per iniezione, tollerabilità al sito di iniezione, aspettative per l’iniezione e interferenza dell’iniezione con le attività quotidiane al termine sia dei trattamenti di induzione sia di quelli di mantenimento”. La somministrazione per via sottocutanea è molto più veloce, tipicamente richiede 5-6 minuti, rispetto all’infusione endovena; ciò concorre ad aumentare il gradimento del paziente, un aspetto molto importante per l’aderenza alla terapia, ma risulta vantaggioso anche per la struttura, che può seguire più pazienti in meno tempo e ridurre il tempo lavorativo dedicato dal personale.