Rischio cardiovascolare e diabete di tipo 2: il linagliptin non è inferiore alla glimepiride


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Messaggi chiave

  • Nei pazienti affetti da diabete di tipo 2 relativamente precoce ed elevato rischio cardiovascolare (CV), il linagliptin, in aggiunta alle terapie abituali, non è inferiore alla glimepiride rispetto a un outcome composito di eventi CV (morte CV, infarto del miocardio non fatale o ictus non fatale), che si è verificato rispettivamente nell’11,8% e nel 12,0% dei pazienti durante un follow-up mediano di 6,3 anni.
  • Gli eventi avversi sono simili tra i due gruppi di trattamento, ma con la glimepiride c'è stato un rischio maggiore di episodi di ipoglicemia rispetto al linagliptin.

Descrizione dello studio

  • Lo studio CAROLINA è stato condotto in 607 siti in 43 paesi su pazienti (identificati nel 2010-2012) con diabete di tipo 2, livelli di emoglobina glicata (HbA1c) da 6,5% a 8,5% e alto rischio CV (malattia CV arteriosclerotica, fattori di rischio CV multipli, almeno 70 anni, prove di complicanze microvascolari).
  • I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere una volta al giorno 5 mg di linagliptin o da 1 a 4 mg di glimepiride, in aggiunta alle cure abituali.
  • Le altre terapie sono state aggiunte o aggiustate in caso di necessità.
  • Outcome primario: tempo al primo episodio di morte CV, infarto del miocardio non fatale o ictus non fatale (composito di eventi CV maggiori a 3 punti [3P-MACE]).
  • Si è voluto stabilire la non inferiorità di linagliptin rispetto alla glimepiride, definita dal limite superiore di IC 95,47% per un hazard ratio (HR) minore di 1,3.
  • Fonti di finanziamento: Boehringer Ingelheim e Eli Lilly and Company.

Risultati principali

  • Su 6.042 partecipanti randomizzati, 6.033 (età media 64 anni, HbA1c media 7,2%) hanno ricevuto almeno 1 dose di farmaco e sono stati inclusi nelle analisi.
  • Durante un follow-up mediano di 6,3 anni, l’outcome primario si è verificato in 356/3.023 (11,8%) pazienti trattati con linagliptin (2,1 per 100 anni-persona) e in 362/3.010 (12,0%) pazienti trattati con glimepiride (2,1 per 100 anni-persona).
  • Il criterio di non inferiorità è stato soddisfatto (HR 0,98; IC 95,47% 0,84-1,14; P
  • Non c’è stata differenza tra il gruppo linagliptin e quello glimepiride nella frequenza di eventi avversi (n=2.822 [93,4%] contro n=2.856 [94,9%]), eventi avversi gravi e che hanno portato all’interruzione dello studio.
  • La pancreatite acuta è stata confermata in 15 (0,5%) pazienti nel gruppo linagliptin e in 16 (0,5%) in quello glimepiride, mentre almeno 1 episodio di ipoglicemia si è verificato rispettivamente in 320 (10,6%) e in 1.132 (37,7%) pazienti (HR 0,23; IC 95% 0,21-0,26; P

Limiti dello studio

  • I risultati potrebbero essere diversi in pazienti con diabete avanzato.
  • Alta percentuale di pazienti che ha interrotto il trattamento.

Perché è importante

  • Le sulfaniluree (glimepiride) sono farmaci largamente usati nel trattamento di seconda linea del diabete di tipo 2, ma, oltre a essere associate ad aumento di peso e ipoglicemia, il loro rischio CV a lungo termine è dibattuto.
  • Il linagliptin, un inibitore della dipeptidil peptidasi-4 con basso rischio di ipoglicemia e nessun effetto sul peso corporeo, la cui sicurezza CV era stata dimostrata solo rispetto a un placebo ma non a un comparatore attivo, potrebbe essere un'opzione a basso rischio quando è necessaria un’ulteriore terapia.