Riforma Irccs, ricercatori 'prioritario stabilizzare 1.300 precari'

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Roma, 30 set. (Adnkronos Salute) - "La riforma degli Irccs deve contenere la stabilizzazione dei quasi 1.300 precari storici che da anni fanno ricerca negli Istituti con contratti a tempo determinato che creano una sorta di precariato a vita". Così all'Adnkronos Salute l'Arsi, l'Associazione dei ricercatori in sanità Italia, interviene sull'approvazione da parte del Governo, in via preliminare, del decreto legislativo sulla riforma degli Irccs. Secondo l'Arsi, nel Dlgs "manca il riconoscimento del titolo del dottorato di ricerca per l'accesso alla dirigenza per chi fa ricerca negli Irccs, era un punto inserito nei vari emendamento alla legge delega - osserva l'associazione - che però sono stati ritirati. Ma è un punto importante per il mondo accademico, il titolo di Phd è abilitante per svolgere ricerca e manca nella riforma".

Entro nel merito della riforma, l'Arsi evidenzia che "l'articolo 7, comma 1, lettera b1: 'le piante organiche degli Irccs devono avere almeno il 35% di personale ricercatore', riteniamo che questo termine sia usato in modo generico per definire sia il personale ricercatore che il personale di supporto alla ricerca. Ovviamente tutto il personale che afferisce al Ccnl del comparto sanitario nella sezione della ricerca sanitaria dovrà essere incluso in questo 35%. Ricordiamo - avverte l'associazione - che al momento il 100% del personale della ricerca sanitaria pubblica e’ precario da un minimo di 5 ad un massimo di 33 anni, con una media nazionale pari a circa 12 anni (80% è donna)".

Inoltre, l'Arsi nota che "gli istituti pubblici in Italia non possono avere più del 20% di contratti a tempo determinato e perciò di questo 35%, solo il 7% potrà avere un tempo determinato e il restante 28% dovrà avere un tempo indeterminato".

Altro punto nodale per l'Associazione dei ricercatori in sanità Italia è "l'articolo 10, comma 2: gli Irccs devono definire il numero di posti destinati alle attività di ricerca per l’inquadramento a tempo indeterminato del personale della ricerca sanitaria assunto con il cosiddetto contratto della Piramide, poiché la lettera 'n' della legge delega a cui fa riferimento l’articolo 10 parlava esplicitamente di Irccs e Izs (Istituti zooprofilitattici sperimentali') riteniamo che questo articolo debba valere per Irccs e Izs indistintamente. Tale comma senza modificare il Ccnl - ribadisce l'Arsi - sancisce che il contratto descritto dal Ccnl del comparto sanità per i ricercatori e per il personale collaboratore alla ricerca possa essere utilizzato anche a tempo indeterminato".

L'Arsi "auspica che la conferenza Stato-Regioni approvi velocemente la riforma e che le Regioni siano promotrici della definizione delle piante organiche della ricerca nei propri Ircss e Izs e che il nuovo Governo nella prossima legge di bilancio inserisca finalmente un articolo che permetta la stabilizzazione del personale precario di Irccs e Izs come fatto l’anno scorso per i sanitari Covid e come avviene ancora oggi per le stabilizzazioni sancite dalla legge Madia".

"Vogliamo ribadire che i soldi ci sono - conclude l'associazione - Vi è un finanziamento strutturale per il personale della ricerca sanitaria previsto dalla 205/17 (90 milioni/anno a partire dal 2021), più che sufficienti per coprire sine die il costo dei contratti di ricerca attualmente esistenti (costo lordo appena inferiore ai 70 milioni di euro) e garantire un congruo reclutamento per il futuro".