Riducendo il consumo di carne rossa e lavorata cala anche la mortalità


  • Roberta Villa — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Messaggi chiave

 

  • All’aumento nel tempo del consumo di carne rossa e carne lavorata cresce la mortalità.
  • Al contrario, chi riduce il consumo di carne, e sostituisce la stessa con altre fonti proteiche, vede ridursi il proprio rischio di mortalità.

 

 

Descrizione dello studio

 

  • Analisi sui partecipanti a due studi di coorte, il Nurses’ Health Study e l’Health Professionals Follow-up Study, per un totale 53.553 donne e 27.916 uomini liberi da tumore o malattia cardiovascolare alla baseline.
  • Ai partecipanti veniva chiesto periodicamente quanto spesso, in media, avevano consumato una porzione standard di vari cibi nell'ultimo anno (le risposte spaziavano da “mai o meno di una volta al mese”, a “sei o più volte al giorno”). Una porzione di carne rossa corrispondeva a 85 g di manzo, maiale o agnello; per la carne lavorata si intendeva pancetta (due fette, 13 g), hot dog (una porzione, 45 g) salsiccia, salame, bologna e altri salumi (una porzione, 28 g).
  • È stata poi valutata l’associazione tra i cambiamenti alimentari nel consumo di carne a otto anni, e il cambiamento nel rischio di morte per lo stesso periodo di tempo.
  • Per la stima degli effetti di una possibile sostituzione nella dieta, sono state seguite le linee guida americane: l’apporto è stato sostituito pertanto con quantità equivalenti di altre fonti di proteine, quali noci, pollame, pesce, latticini, uova e legumi, cereali integrali e verdure.

 

Risultati principali

  • L'aumento del consumo di carne rossa negli otto anni di follow-up è stato associato a un più alto rischio di mortalità negli otto anni successivi sia tra le donne sia tra gli uomini (P trend
  • Un aumento di almeno mezza porzione al giorno di carne rossa, indifferentemente lavorata o non lavorata, è stato associato a un aumento della mortalità del 10% (pooled HR 1,10, IC 95% 1,04 - 1,17).
  • Distinguendo tra lavorata e non lavorata, un aumento di almeno mezza porzione al giorno si associa rispettivamente a una mortalità più elevata del 13% (HR 1,13, 1,04-1,23) e del 9% (HR 1,09, 1,02-1,17).
  • Se alla diminuzione dell’apporto di carne lavorata si accompagnava a un simultaneo aumento del consumo di cereali integrali, verdure o altre fonti proteiche, la mortalità era ancora più bassa, con le maggiori riduzioni di rischio riscontrate con aumenti della quantità di frutta a guscio (HR 0,74, 0,70 - 0,79) e pesce (HR 0,75, 0,68 - 0,84).

 

Limiti dello studio

  • Natura osservazionale dello studio.
  • Non sono state valutate le ragioni che hanno spinto a cambiare la dieta.
  • Omogeneità soprattutto a livello di status socioeconomico dei partecipanti allo studio che limita la generalizzabilità dei risultati.

 

 

Perché è importante

  • Questo studio conferma i benefici per la salute della riduzione del consumo di carne rossa e della sua sostituzione con altre fonti proteiche, cereali integrali e verdure.