Ricerca tumori tabù per pazienti italiani, meno del 5% partecipa a studi clinici

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Milano, 6 mag. (Adnkronos Salute) - 'Fare ricerca clinica', 'essere arruolati', 'protocollo di ricerca', 'entrare in uno studio clinico': frasi e termini sconosciuti o quasi per molti pazienti italiani, se si considera che nel nostro Paese meno del 5% viene reclutato nei trial per la sperimentazione di nuove terapie. Ciò si traduce spesso nella difficoltà ad accettare un trattamento, per quanto affidabile e certificato, che invece potrebbe agire efficacemente sulla malattia, cambiandone il decorso. A sollevare il problema è la Rete oncologica pazienti in Italia (Ropi), oggi a Roma al convegno 'La ricerca clinica in oncologia spiegata ai pazienti'. In occasione dell'evento, la Ropi propone su Facebook e Instagram un vademecum in 6 punti per far luce sul mondo della ricerca clinica, spiegare l'importanza di una partecipazione attiva e promuovere l'adesione agli studi.

"Fare informazione chiara e autorevole, mettendo il paziente nelle condizioni di capire il proprio percorso terapeutico, è premessa fondamentale per una migliore partecipazione alla cura: dall'aderenza alla continuità, fino alla risposta al trattamento", sottolinea la Ropi. "La ricerca clinica in oncologia ha permesso di raggiungere i traguardi attuali nella diagnosi e nella terapia delle malattie oncologiche - afferma Stefania Gori, presidente della Rete e direttore del Dipartimento oncologico dell'Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona) - Proprio per questo i pazienti devono sapere cos'è la ricerca clinica e cosa significa essere arruolati in uno studio clinico che vuole valutare l'attività e l'efficacia di un nuovo farmaco antitumorale: significa avere altre opportunità terapeutiche, che non devono essere sottovalutate".

"Non c'è scienza senza ricerca e questa è preziosissima in medicina - evidenzia Michela Cinquini, ricercatore dell'Irccs Mario Negri di Milano, presso il Laboratorio di metodologia delle revisioni sistemiche e produzione di linee guida, Dipartimento di oncologia - Durante le fasi della ricerca clinica gli scienziati conducono studi per ottenere prove sufficienti e poter considerare efficace un trattamento. Questo perché all'origine della ricerca vi sono solo ipotesi che vanno testate dapprima su modelli sperimentali in-vitro (colture cellulari), poi in-vivo (su animali di laboratorio) e infine sull'uomo".

"Partecipare a un evento come quello organizzato oggi, sulle fasi della ricerca clinica - commenta Giorgia Capacci, statistica all'Istat e paziente oncologica - permette di essere pazienti più consapevoli, di capire dove la ricerca sta andando e come procede nel suo percorso, che speranze abbiamo nel futuro, e se ne abbiamo, e di divulgare queste informazioni in modo chiaro e semplice. Nel tumore al seno metastatico, patologia che riguarda oltre 37mila donne in Italia, la ricerca clinica è vitale per poter sperare di convivere più a lungo con la malattia con una qualità di vita accettabile, tenuto conto che in moltissimi casi si tratta di donne giovani con figli piccoli da accudire. Le donne, e non solo, acquisteranno maggiore conoscenza dopo il convegno di oggi e la conoscenza aiuta il percorso oncologico".

Ecco i 6 punti del vademecum, illustrati da Gabriele Minuti, direttore dell'Unità di oncologia medica 2 dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma: 1) Le fasi della ricerca. La ricerca in oncologia si basa su una fase pre-clinica, che si svolge in laboratorio o su modelli animali, e una fase clinica con una sperimentazione (che è sicura) sui pazienti. La sperimentazione clinica si articola in varie fasi (dalla 1 alla 3) che servono a verificare la tollerabilità di una terapia, la sua efficacia, ma anche a confrontarla con le terapie standard (normalmente impiegate) di trattamento per valutare quale sia la migliore; 2) Il protocollo di ricerca. Descrive le caratteristiche delle persone che possono entrare a far parte di quello studio specifico, oltre al programma di trattamento, alla logistica, agli esami necessari, ai dettagli sulla cura e alla durata dello studio;

3) Il consenso informato. E' un documento che viene firmato dal paziente e che certifica la disponibilità a partecipare a una determinata sperimentazione clinica, dopo essere stato informato di tutti gli aspetti della sperimentazione stessa, benefici ed effetti collaterali compresi, cosicché possa prendere la sua decisione responsabilmente e con consapevolezza; 4) L'oncologia di precisione. Indica la possibilità di impiegare trattamenti a bersaglio molecolare (biologici o immunoterapici), che puntano cioè a colpire il lato debole della malattia, ad esempio specifiche alterazioni genetiche o molecolari responsabili dello sviluppo e della crescita di un tumore;

5) L'arruolamento in uno studio clinico. "Un paziente che ha firmato il consenso informato allo studio specifico e che ha le caratteristiche necessarie per parteciparvi (non presenta cioè criteri di esclusione) - chiarisce Minuti - può essere 'arruolato', quindi può entrare nello studio (parte attiva) e iniziare la terapia all'interno del programma sperimentale, secondo le caratteristiche previste del protocollo di ricerca (a singolo braccio per studi di fase 1 e 2, o in maniera randomizzata tra terapia standard o terapia sperimentale in studi di fase 2b-3)"; 6) Il coinvolgimento del paziente. E' fondamentale che i pazienti conoscano le tappe e cosa significa la ricerca clinica, ma anche termini specifici come 'essere arruolati'. Tutto questo non significa solo più informazioni per il paziente, ma anche maggiore consapevolezza delle tante opportunità terapeutiche, oggi disponibili e che non devono essere sottovalutate.