Report Cri, 28% aggressioni a operatori da parte del 'branco'


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Roma, 14 giu. (AdnKronos Salute) - Nei primi sei mesi del 2019 "quasi la metà delle aggressioni ai danni degli operatori sanitari è una violenza fisica (42% delle denunce pervenute) e non limitate all’insulto o all’invettiva; più di una su quattro è ad opera del 'branco' (28% delle denunce pervenute); quasi metà delle aggressioni avviene in strada (47% delle denunce pervenute); più di un’aggressione su tre (35% delle denunce pervenute) è stata compiuta da persone non direttamente coinvolte nel soccorso (non un utente, parente o amico dell'assistito)". Sono i dati dell'Osservatorio della Croce Rossa Italiana (Cri), istituito nel dicembre 2018 con l’intento di censire i rischi legati al volontariato durante le attività.

I numeri "evidenziano il contesto pericoloso nel quale sono costretti a operare, ogni giorno, i nostri soccorritori", sottolinea in una comunicato la Croce Rossa che, in occasione domani del suo compleanno, fa il punto su 'Non sono un bersaglio', la campagna contro le violenze agli operatori sanitari e diffonde con i dati dell'Osservatorio la prima fotografia del fenomeno delle aggressioni agli operatori sanitari. La Croce Rossa ha realizzato anche un video con le reali testimonianze dei 'soccorritori sotto attacco'.

"Questo è un appello di civiltà e, come tale, dobbiamo farci promotori di una nuova cultura del rispetto e di una sempre maggiore consapevolezza da parte della cittadinanza. Ma, soprattutto, è un work in progress che vuole giungere all’elaborazione di proposte concrete per mitigare, se non neutralizzare, il grave fenomeno delle aggressioni", spiega Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana e della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (Ifrc)

"Dal 2017 - sottolinea Rosario Valastro, vicepresidente nazionale della Cri- la Croce Rossa aderisce alla campagna internazionale #NotATarget, nell’ambito della più ampia iniziativa 'Health Care in Danger', lanciata dal Comitato internazionale della Croce Rossa (Icrc) a seguito dell’uccisione di alcuni volontari in Afghanistan, in Nigeria e in Siria. Finora questo tipo di violenze è stato associato a scenari lontani, a Paesi coinvolti da conflitti bellici o di altro tipo. Ecco perché abbiamo ritenuto sostanziale denunciare, attraverso 'Non sono un bersaglio', una realtà semisconosciuta - conclude - o spesso sottovalutata ma che ci coinvolge da vicino' e che riguarda non solo i volontari Cri, ma tutti gli operatori e/o strutture sanitarie in Italia".