Rechallenge con imatinib: benefici confermati per i pazienti con tumori gastrointestinali stromali


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Il trattamento con l’inibitore tirosin-chinasico (TKI) imatinib dovrebbe essere offerto a tutti i pazienti con tumori gastrointestinali stromali (GIST) avanzati, dopo fallimento di una precedente terapia. Lo si legge sulle pagine della rivista Therapeutic Advances in Medical Oncology, dove sono stati recentemente pubblicati i risultati di uno studio condotto in sei centri di riferimento oncologico italiani e guidato da Bruno Vincenzi, del Campus Biomedico di Roma, primo autore dell’articolo.

“Il trattamento con imatinib è un’opzione possibile in pazienti con GIST con malattia in progressione dopo inibitori tirosin-chinasici standard come imatinib, sunitinib e regorafenib” spiegano gli esperti, che con la loro ricerca hanno voluto analizzare i numeri di questa pratica in Italia e gli effetti del nuovo trattamento (rechallenge) con imatinib sugli esiti di malattia.

Per raggiungere i loro obiettivi, Vincenzi e colleghi hanno identificato 104 pazienti con GIST avanzati e precedentemente trattati con imatinib, sunitinib e regorafenib. “Abbiamo inoltre raccolto dati sulla situazione mutazionale e li abbiamo correlati con sopravvivenza e risposta in base ai criteri RECIST 1.1 o CHOI” spiegano gli autori, che hanno incluso nell’analisi finale 71 pazienti trattati con imatinib alla dose di 400 mg come approccio di rechallenge. Con un follow-up mediano di 13 mesi, lo studio retrospettivo ha dimostrato per questi 71 pazienti un tempo mediano alla progressione (TTP) pari a 5,4 mesi e una sopravvivenza generale di 10,6 mesi. Guardando all’analisi mutazionale, non si osserva una correlazione tra stato delle mutazioni e tasso di risposta, TTP o OS. “Se si confrontano i pazienti con e senza delezione dell’esone 11 di TKI, emergono però differenze significative in termini di TTP e OS” spiegano gli autori che poi concludono: “Questi dati confermano i benefici del rechallenge con imatinib in pazienti con GIST e il ruolo prognostico di specifiche mutazioni di TKI”.