Radioterapia per il tumore della prostata: efficacia e sicurezza del frazionamento ultra-ridotto


  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • In pazienti con carcinoma prostatico a rischio da medio a elevato, la radioterapia ultra-ipofrazionata è risultata non-inferiore a quella con frazionamento convenzionale in termini di sopravvivenza libera da fallimento (clinico o biochimico).
  • Gli effetti collaterali acuti sono risultati maggiori con l’ultra-ipofrazionamento, mentre quelli tardivi sono risultati simili nei due gruppi.
  • I risultati ottenuti supportano l’utilizzo dell’ultra-ipofrazionamento nella radioterapia del carcinoma prostatico.

Descrizione dello studio

  • Lo studio in aperto, randomizzato, di fase 3 e di non-inferiorità è stato condotto in 12 centri in Svezia e Danimarca e ha coinvolto uomini di età uguale o inferiore a 75 anni.
  • I pazienti avevano un carcinoma prostatico a rischio da intermedio a elevato e un performance status WHO compreso tra 0 e 2.
  • I pazienti sono stati assegnati a ricevere radioterapia ultra-ipofrazionata (42,7 Gy in 7 frazioni, 3 giorni a settimana per 2,5 settimane) o radioterapia a frazionamento convenzionale (78,0 Gy in 39 frazioni, 5 giorni a settimana per 8 settimane).
  • Non era consentita alcuna terapia di deprivazione androgenica.
  • L’end point primario era il tempo al fallimento clinico o biochimico, analizzato nella popolazione per protocollo.
  • Il margine pre-specificato di non-inferiorità era 4% a 5 anni, pari a un limite critico di hazard ratio (HR) di 1,338.
  • Le tossicità registrate dal medico sono state misurate in accordo con la scala di morbilità Radiation Therapy Oncology Group (RTOG); gli esiti riportati dal paziente in accordo con il questionario Prostate Cancer Symptom Scale (PCSS).
  • Fonte di finanziamento: Nordic Cancer Union, Swedish Cancer Society, Swedish Research Council.

Risultati principali

  • Dei 1.200 pazienti arruolati, 602 sono stati trattati con frazionamento convenzionale e 598 con ultra-ipofrazionamento.
  • La popolazione per protocollo era composta da 1.180 persone.
  • La maggioranza dei pazienti (n=1.054, 89%) presentava malattia a rischio intermedio e il follow up mediano è stato di 5 anni.
  • La sopravvivenza stimata libera da fallimento a 5 anni è stata dell’84% in entrambi i gruppi di trattamento, con un HR aggiustato di 1,002 (log-rank p=0,99).
  • Al termine della radioterapia è stato osservato un debole aumento della frequenza della tossicità urinaria acuta di grado 2 o maggiore riportata dai medici nel gruppo ultra- ipofrazionamento (28% vs 23%; p=0,057).
  • Non sono emerse differenze significative nelle tossicità tardive urinarie o intestinali di grado uguale o maggiore a 2, ad eccezione di un incremento della tossicità urinaria nel gruppo ultra-ipofrazionamento a 1 anno (6% vs 2%; p=0,0037).
  • Non sono state osservate differenze tra i gruppi nelle frequenze a 5 anni di tossicità urinaria RTOG di grado uguale o maggiore a 2 (5% con ultra-ipofrazionamento vs 5% con frazionamento convenzionale; p=1,00) e tossicità intestinale (1% vs 4%; p=0,14).
  • Gli esiti riportati dai pazienti hanno messo in luce livelli significativamente più elevati di sintomi acuti urinari e intestinali nel gruppo ultra-ipofrazionamento, ma nessun incremento significativo nei sintomi tardivi, ad eccezione dell’incremento dei sintomi urinari a 1 anno di follow-up, in linea con quanto riferito dai medici.

Limiti dello studio

  • Il follow-up è relativamente breve e il gruppo ad alto rischio rappresenta solo l’11% dei pazienti coinvolti.
  • Non è noto il ruolo della terapia di deprivazione androgenica nell’ultra-ipofrazionamento della radioterapia.
  • Non è noto neppure il programma di frazionamento ottimale per la radioterapia ultra-ipofrazionata.
  • Il questionario PCSS non è stato utilizzato in studi simili al di fuori della Scandinavia.

Perché è importante

  • I dati disponibili suggeriscono che il tumore della prostata è sensibile alle variazioni di frazionamento della radioterapia.
  • Non ci sono dati sul confronto tra terapia a frazionamento convenzionale e ultra-ipofrazionata.