Quell’associazione tra i ritmi circadiani e la malattia di Parkinson


  • Alessia De Chiara
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • In una coorte di quasi 3.000 uomini anziani, il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson (PD) durante un follow-up di 11 anni aumenta con la diminuzione di ampiezza, mesor e robustezza, ma non acrofase, del ritmo circadiano.
  • È stato osservato un rischio circa 3 volte più alto negli uomini nel quartile più basso di questi parametri ritmo riposo-attività (RAR), rispetto a quelli nel quartile più alto.
  • L’associazione è stata indipendente da diversi confondenti, tra cui i disturbi del sonno notturno, ed è rimasta, anche se attenuata, dopo l’esclusione di coloro con sviluppo di PD entro 2 anni.

Descrizione dello studio

  • Sono stati inclusi nelle analisi 2.930 uomini (età media [SD] 76,3 anni [5,5]) non istituzionalizzati, partecipanti allo studio MrOS ausiliario, senza PD al basale.
  • Sono stati esaminati i parametri RAR di 24 ore (ampiezza, mesor, robustezza e acrofase) usando un actigrafo indossato al polso per almeno 3 volte e un'estensione del tradizionale modello coseno.
  • Si è misurata l’incidenza di PD sulla base di diagnosi mediche.
  • Si è utilizzata la regressione logistica multivariata per determinare l’associazione tra i quartili di RAR e il rischio di PD incidente.
  • Fonti di finanziamento: diversi enti.

Risultati principali

  • Durante un follow-up totale di 11 anni, 78 (2,7%) uomini hanno sviluppato PD.
  • Dopo aggiustamento per tutte le covariate, il rischio di PD è aumentato con la diminuzione di ampiezza circadiana (potenza del ritmo), mesor (livello medio di attività) o robustezza (quanto strettamente l’attività segue un modello coseno di 24 ore) (OR per ogni diminuzione di 1-SD rispettivamente: 1,77 [IC 95% 1,30-2,41]; 1,64 [1,22-2,21]; 1,54 [1,14-2,07]; P
  • Gli uomini nel quartile più basso di ampiezza, mesor o robustezza avevano il rischio 3 volte superiore di sviluppare PD rispetto a coloro nel quartile più alto di ampiezza (OR 3,11; IC 95% 1,54-6,29), mesor (OR 3,04; 1,54-6,01) e robustezza (OR 2,65; 1,24-5,66).
  • Le associazioni sono rimaste dopo ulteriore aggiustamento per durata e disturbi del sonno notturno nel quartile più basso rispetto al più alto (OR per ampiezza 3,56 [IC 95% 1,68-7,56]; OR per mesor 3,24 [1,52-6,92]; OR per robustezza 3,34 [1,45-7,67]).
  • Dopo esclusione dei casi in cui il PD si è sviluppato nei 2 anni dal basale, le associazioni si sono leggermente attenuate, ma il modello è rimasto simile nel quartile più basso rispetto al più alto (OR per ampiezza 2,40 [IC 95% 1,15-5,00]; OR per mesor 2,76 [1,35-5,67]; OR per robustezza 2,33 [1,07-5,07]).
  • L’acrofase non è stata associata significativamente al rischio di PD.

Limiti dello studio

  • Possibile classificazione errata o mancata di alcuni casi.
  • Non è stato possibile confrontare il tasso di incidenza di PD.
  • Risultati non generalizzabili.

Perché è importante

  • Gli uomini con PD al basale, e poi quelli che lo hanno avuto entro 2 anni, sono stati esclusi per determinare se le anomalie del ritmo circadiano precedono lo sviluppo della malattia.
  • I risultati suggeriscono che la riduzione della ritmicità circadiana può essere un’importante caratteristica prodromica per PD.
  • Sono necessari studi per determinare se l’interruzione circadiana può essere anche un fattore di rischio per PD e poi se la ritmicità circadiana può essere un target di intervento.