Quanto pesa cancro al seno sulla vita delle giovani donne?


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Dopo una diagnosi di tumore al seno e i successivi trattamenti, qualità della vita (QoL) e livelli di distress delle pazienti si modificano ed è importante tenere sotto controllo questi parametri e intervenire se necessario. Lo spiegano sulla rivista BMC Cancer i ricercatori guidati da Barbara Muzzatti, del Centro di Riferimento Oncologico (CRO) di Aviano, autori di uno studio che ha coinvolto 106 giovani donne (età 18-45 anni) sottoposte a intervento chirurgico per tumore primario del seno. “Nonostante il forte impatto della malattia su questa popolazione, le giovani donne sono spesso sotto-rappresentate negli studi multidimensionali sull’argomento” spiegano i ricercatori, che hanno raccolto informazioni dalle pazienti attraverso l’uso di strumenti specifici come il Short Form 36 Health Survey Questionnaire e la Hospital Anxiety and Depression Scale. “Le pazienti hanno anche compilato un modulo con domande socio-demografiche e cliniche nel corso del ricovero per l’intervento chirurgico (T0) e a 12 medi dopo l’operazione (T1)” aggiungono Muzzatti e colleghi, che ricordano l’importanza di analizzare QoL e distress a un anno dall’intervento. “Nel corso del trattamento attivo le pazienti sono mentalmente occupate da questioni fisiche come la gestione degli effetti collaterali. Solo in seguito raggiungono una più completa consapevolezza di ciò che è accaduto e delle sue implicazioni” spiegano.

A conti fatti, al T0 le analisi hanno messo in luce un miglior funzionamento fisico e un peggior funzionamento mentale per le pazienti rispetto al controllo (entrambi p

Per quanto riguarda il distress, l’ansia è risultata maggiore della depressione all’inizio e a un anno dall’intervento ed entrambe sono diminuite nel tempo (p

“In entrambe le misurazioni una migliore QoL corrispondeva a un minore livello di distress, ma non è risutato possibile predire la QoL al T1 in base ai valori di QoL e distress al T0” spiegano gli autori. “Per descrivere al meglio la malattia in queste pazienti è importante valutare anche altre dimensioni psicologiche quali la paura di una recidiva o legata all’immagine corporea” concludono.