Quanto le diseguaglianze etniche e socioeconomiche incidono sugli esiti di gravidanza?

  • Alessia De Chiara
  • Notizie dalla letteratura
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Messaggi chiave

  • In Inghilterra, una notevole percentuale bambini nati morti, nascite pretermine o con scarsa crescita fetale è dovuta a diseguaglianze socioeconomiche ed etniche.
  • Per i ricercatori, la prevenzione dovrebbe includere sia determinanti di salute generali sia fattori di rischio specifici come quelli socioeconomici, mentre i servizi di maternità, i professionisti della sanità pubblica e i politici dovrebbero lavorare insieme e rivolgersi all’intera popolazione e ai gruppi a maggior rischio.
  • Gli interventi di prevenzione su base etnica sollevano però dubbi etici poiché potrebbero rafforzare lo stigma nei confronti di alcune comunità

Secondo uno nuovo studio pubblicato su Lancet, una parte delle nascite di bambini morti, pretermine o con basso peso alla nascita avvenute in Inghilterra si sarebbe evitata se le tutte le donne rientrassero nelle stesse categorie di rischio del gruppo meno svantaggiato o di etnia caucasica. In base ai risultati ottenuti, secondo i ricercatori le attuali iniziative volte a ridurre gli esiti negativi del parto incentrate sulle scelte e sul comportamento delle singole donne e sull’assistenza prenatale avranno solo effetti limitati.

La privazione socioeconomica e l’appartenenza a minoranze etniche sono associate a esiti perinatali avversi. “Tuttavia, mancano prove della forza di questi fattori di rischio e dell’entità del loro effetto a livello della popolazione” spiegano gli autori. Un altro aspetto non chiaro e se le diseguaglianze siano legate alle circostanze sociali e alla salute delle donne e quali gruppi etnici siano più colpiti.

Scopo dello studio è stato quindi quantificare queste diseguaglianze su base etnica e socioeconomica nelle nascite pretermine (prima delle 37 settimane di gestazione), nei casi di parti di bambini morti (di almeno 24 settimane) e nei casi di scarsa crescita fetale.

Grazie ai registri delle nascite avvenute negli ospedali del National Health Service, sono state incluse 1.155.981 donne che tra il 1 aprile 2015 e il 31 marzo 2017 hanno avuto un parto singolo tra le 24 e le 42 settimane di gestazione. Lo 0,4% (4.505) delle donne ha partorito un bambino morto. Tra i nati vivi, il 6% (69.175) era pretermine e il 2% (22.679) aveva un deficit di crescita. È stato calcolato che il 23,6% dei nati morti, il 18,5% delle nascite pretermine e il 31,2% delle nascite con basso peso erano imputabili alle diseguaglianze socioeconomiche.

Tali percentuali si riducevano notevolmente, arrivando rispettivamente a 11,6%, 11,9% e 16,4%, quando i calcoli venivano aggiustati per l’etnia, il fumo e l’indice di massa corporea. Un risultato che suggerisce come queste caratteristiche possano spiegare gran parte delle diseguaglianze socioeconomiche negli esiti di gravidanza.

Dalle analisi è anche emerso che a essere maggiormente colpite erano le donne di colore o appartenenti a minoranze etniche. In questo caso, però, il tener conto dello status socioeconomico svantaggiato, del fumo e dell'indice di massa corporea produce solo un piccolo effetto sulle associazioni. Inoltre, il maggior aumento di rischio di bambini nati morti e con basso peso si aveva nelle donne di colore e sud asiatiche nelle aeree più svantaggiate. I 2/3 dei nati morti tra le donne di colore e i 3/4 delle nascite con basso peso alla nascita nelle donne sud asiatiche del gruppo più svantaggiato non sarebbero stati tali se il rischio fosse stato quello delle donne caucasiche nel gruppo meno svantaggiato.

L’argomento resta complesso e le ragioni possibili delle ineguaglianze diverse. “È necessaria un’azione concertata per ridurre le diseguaglianze negli esiti della gravidanza. I servizi di maternità e i professionisti della sanità pubblica dovrebbero lavorare a stretto contatto con i politici per affrontare l’intera complessità dei percorsi che contribuiscono alle differenze socioeconomiche ed etniche negli esiti di gravidanza, rivolgendosi all'intera popolazione e a quei gruppi a più alto rischio” concludono gli autori.

L'argomento resta comunque oggetto di controversie perché interventi di prevenzione basati esclusivamente sull'origine etnica della madre possono essere discriminanti ed aumentare lo stigma sociale nei confronti di una intera comunità.