Quanto adeguate sono state le prescrizioni antiCovid in Italia?

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Fabio Turone (Agenzia Zoe)

Nel prescrivere farmaci ai loro pazienti colpiti dall'infezione da SARS-COV2, i medici italiani hanno seguito solo in parte le linee-guida diffuse dall'agenzia del farmaco, e hanno fatto spesso ricorso a medicinali esplicitamente sconsigliati, in particolare l'antibiotico azitromicina, da solo o in combinazione con corticosteroidi o ancora con corticosteroidi e antitrombotici. È questa la conclusione di uno studio osservazionale condotto sulle prescrizioni extraospedaliere rimborsate dal servizio sanitario da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio, coordinati dal farmacologo Antonio Addis, che è anche membro della Commissione tecnico-scientifica dell'AIFA.

"Complessivamente, circa il 30% della popolazione con Covid-19 ha ricevuto una prescrizione di antibiotico, e queste prescrizioni sono aumentate di pari passo con i picchi di contagi, anche se col passare dei mesi in questa popolazione cresceva la percentuale dei soggetti totalmente asintomatici" spiega a Univadis Medscape Italia l'epidemiologa Valeria Belleudi, prima firma dell'articolo pubblicato alla fine di marzo sulla rivista Frontiers in Pharmacology. "Complessivamente, abbiamo osservato una buona aderenza alle raccomandazioni riguardo a corticosteroidi e antitrombotici, e anche riguardo all'idrossiclorichina, che è andata via via diminuendo dopo le prescrizioni del periodo iniziale, dominato dall'incertezza".

L'analisi ha considerato tutti i residenti del Lazio con una data di diagnosi di Covid-19 confermata tra il 1 marzo 2020 e il 24 maggio 2021, e le prescrizioni farmaceutiche relative a antibiotici (compresa l'azitromicina), corticosteroidi (compreso dexametasone), antitrombotici (compresa l'eparina), FANS, ossigeno, vitamina D e idrossiclorochina dei dieci giorni a cavallo della diagnosi (da tre giorni prima a 7 giorni dopo). Per ciascuna di queste classi di farmaci, a partire dal marzo 2020 l'AIFA aveva diffuso sul proprio sito raccomandazioni a favore o conto l'imopiego nel Covid-19, che sono state via via aggiornate alla luce dei nuovi studi pubblicati.

Sui circa 6 milioni di residenti della regione, nel periodo preso in esame sono stati registrati 331.704 casi di Covid-19, il 29% dei quali aveva almeno una prescrizione di uno dei farmaci considerati. La percentuale mensile di pazienti con una prescrizione di questo tipo è passata dall'11,3% dell'agosto del 2020 al 37,6% del marzo 2021.

"Con questo studio abbiamo provato a comprendere quanto funzionano in condizioni di emergenza queste raccomandazioni, trovando conferma del fatto che il trasferimento delle evidenze scientifiche nella pratica clinica non è un processo semplice né lineare, e non basta pubblicare e diffondere tempestivamente analisi ragionate delle evidenze disponibili per incidere efficacemente sui comportamenti" commenta Antonio Addis, responsabile dell’Unità di epidemiologia del farmaco della Regione Lazio e ultimo autore dell'articolo, sottolineando che all'analisi sfuggono tutte le prescrizioni non a carico del SSN e gli antibiotici che potrebbero essere stati dispensati senza ricetta medica. "Purtroppo in Italia molti medici non hanno ancora consapevolezza dei danni causati dall'uso inappropriato di antibiotici, con in prima fila l'aumento dei ceppi batterici resistenti" prosegue Addis. "Stando al nostro studio continuano a prescriverne persino in soggetti asintomatici, o comunque non ospedalizzati, anche se non c'è nessuna dimostrazione che nei soggetti con infezione da Covid-19 presentino qualche beneficio, in particolare a scopo profilattico".