Psichiatri, 1 mln italiani con demenza senile


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Roma, 24 giu. (AdnKronos Salute) - L'Italia è un Paese di anziani: gli over 65 sono 13,8 milioni e sono cresciuti di oltre mezzo milione dal 2015 a oggi. Un vero e proprio record, anche considerato che nel nostro Paese si contano circa 2,2 milioni di persone sopra gli 85 anni e che il nostro Paese detiene il record europeo, insieme alla Francia, del maggior numero di ultracentenari in vita, oltre 14 mila. E se oltre 1 milione di persone sono affette da demenza senile, delle possibili soluzioni per una salute mentale di qualità anche negli anziani si è parlato ieri, in chiusura della tre giorni di lavori del convegno nazionale della Società italiana di psichiatria, a Firenze.

"L'Organizzazione mondiale della sanità ha definito gli obiettivi d'intervento orientati a garantire un invecchiamento sano, attivo e positivo - ha ricordato Salvatore Varia, vicepresidente della Sip e direttore di Unità complessa di Psichiatria presso il Dipartimento di Salute mentale dell'Azienda sanitaria provinciale di Palermo - Salute, sicurezza e partecipazione. Il perseguimento di questi obiettivi si rende indispensabile per evitare che, considerate le proiezioni epidemiologiche, i costi per l'assistenza sanitaria degli anziani diventino insostenibili per i sistemi sanitari anche nei Paesi a maggior sviluppo economico".

Tra le patologie che colpiscono l'anziano, le demenze sono quelle di maggiore impatto epidemiologico su questo target di popolazione. "Il fenomeno in questione coinvolge in Italia - precisa l'esperto - Più di 1 milione di persone affette da demenza, accompagnate da circa 3 milioni di caregiver coinvolti nella loro assistenza. Le demenze rappresentano un problema rilevante: quasi l'11% degli over 65 e circa il 21% degli over 80 che risiedono al domicilio manifestano un grado variabile di deterioramento delle funzioni cognitive. Sulla base delle proiezioni delle Nazioni Unite relative alla popolazione mondiale fino al 2050, il numero di persone affette da demenza senile aumenterà dai 25,5 milioni del 2000 a 63 milioni nel 2030, fino a 114 milioni nel 2050".

"In questo quadro - ha aggiunto Enrico Zanalda, presidente della Sip e direttore del Dipartimento di Salute mentale dell'Asl Torino 3 - appare logico pensare che all'Italia spetti il difficile compito di Paese leader nei prossimi anni alla ricerca di un sistema che garantisca la migliore assistenza possibile. Per la loro dimensione epidemiologica, le demenze senili rappresentano oggi una delle principali sfide per i sistemi sociali e sanitari dell'Occidente con notevoli ripercussioni sia sul piano sociale che su quello economico".

"Sebbene le relazioni tra demenza e depressione siano state oggetto di molte ricerche negli ultimi decenni - evidenzia lo specialista - le considerazioni cliniche sono in continua evoluzione. Più recentemente, le conoscenze propendono verso l'evidenza che la depressione con disturbi delle funzioni cognitive (attenzione, concentrazione e memoria) possa costituire un quadro prodromico delle demenze, piuttosto che un distinto e separato disturbo". Un'altra possibilità "è che la depressione possa costituire di per sé un fattore di rischio per la demenza. Da qui la necessità di riconoscerla anche in età avanzata e di migliorarne il trattamento".

Fondamentale, quindi, diventerà l'osservanza delle 'buone pratiche'. "Pratiche che i Dipartimenti di Salute mentale - ha concluso Varia - sono pronti ad adottare per garantire sempre interventi volti a promuovere l'invecchiamento sano e di successo, la diagnosi precoce e la cura della depressione che nell'anziano presenta caratteristiche particolari, rispetto ai quadri di disturbo dell'umore che si osservano nelle altre età della vita. E anche promuovendo il riconoscimento precoce del decadimento psichico, al fine di adottare intervento sanitari e socio-assistenziali appropriati per questa patologia".