Profilassi antiemetica nel trapianto di midollo, questa sconosciuta


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Un’indagine del Gruppo Italiano Trapianto Midollo Osseo (GITMO) ha evidenziato una notevole eterogeneità tra centri trapianti nella profilassi antiemetica per i pazienti che si sottopongono a trapianto di cellule staminali ematopoietiche (HSCT). I risultati dell’indagine mostrano che la pratica clinica si discosta sensibilmente dalle linee guida pubblicate nel 2016 e che la situazione più comune è la sotto-profilassi.

Nausea e vomito indotti da chemioterapia sono un evento avverso molto comune tra i soggetti che si sottopongono a HSCT, arrivando a interessare più della metà dei pazienti. Nel 2016, la Multinational Association of Supportive Care in Cancer (MASCC) e la European Society for Medical Oncology (ESMO) hanno rilasciato delle linee guida specifiche per la profilassi antiemetica in questa popolazione di pazienti. Le linee guida raccomandano l’utilizzo di una combinazione di un antagonista del recettore della serotonina 5-HT3 (5-HT3-RA), un antagonista del recettore della neurochinina-1 (NK1-RA) e desametasone.

Il GITMO ha condotto un’indagine, mediante questionario, sul tipo di profilassi antiemetica utilizzata nei propri centri trapianti a novembre 2016 e a distanza di 6 mesi dalla pubblicazione delle linee guida. Nei 39 centri trapianti che hanno risposto al questionario, l’utilizzo della combinazione di farmaci raccomandata nelle linee guida MASCC/ESMO è passata da un valore compreso tra 0 e 15% prima della pubblicazione delle linee guida a 9-30% dopo la pubblicazione.

Nell’articolo pubblicato sulla rivista Annals of Hematology, gli autori dell’indagine sottolineano che molti centri utilizzano strumenti poco specifici per valutare l’impatto di nausea e vomito sulla vita quotidiana del paziente: gli operatori sanitari potrebbero quindi avere una scarsa percezione di quanto questi effetti collaterali siano rilevanti per il trapiantato. Sarebbe perciò necessario sensibilizzare medici e infermieri sull’importanza della profilassi antiemetica e poi andare ricercare quali ostacoli si oppongono all’adesione alle linee guida.