Pro e contro il trattamento precoce della malattia di Crohn


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Messaggi chiave

  • I dati in letteratura suggeriscono che il trattamento con immunomodulatori o farmaci biologici nei primi due anni della malattia riduce il rischio di complicazioni e aumenta il tempo in remissione per i pazienti con malattia di Crohn (MdC).
  • Servono studi prospettici controllati per dimostrare che i benefici di questo approccio superano i maggiori costi economici, i pericoli di eventi avversi a lungo termine e il rischio di trattare inutilmente i pazienti con MdC che andrebbero comunque incontro a remissione spontanea.

Descrizione dello studio

  • Revisione della letteratura sul trattamento precoce della malattia di Crohn con immunomodulatori o farmaci biologici anti-TNF.

Risultati principali

  • Stratificando i pazienti in base alla durata della malattia ed effettuando analisi post-hoc, gli studi controllati randomizzati sinora condotti indicano che la probabilità che il trattamento con farmaci con immunomodulatori e/o anti-TNF porti a remissione clinica è superiore nel caso di trattamento precoce (18-24 mesi).
  • In studi di coorte retrospettivi il trattamento precoce con immunomodulatori e/o anti-TNF si associa a riduzione delle complicanze, necessità di intervento chirurgico e remissione.
  • A titolo esemplificativo, dati dalla “Swiss Cohort” mostrano che il trattamento precoce si associa con un rischio inferiore di stenosi intestinale (HR 0,496, P=0,004 per immunomodulatori; HR 0,276, P=0,018 per anti-TNF), chirurgia intestinale (HR 0,322, P=0,005), chirurgia perianale (HR 0,361, P=0,042) e sviluppo di ogni complicanza (HR 0,567, P=0,006).

Limiti dello studio

  • L’analisi ha interessato principalmente studi retrospettivi molto eterogenei tra loro.

Perché è importante

  • Nei pazienti affetti da malattia di Crohn il danno intestinale peggiora all’insorgere di complicanze (fistole, stenosi, ascessi) e dopo i conseguenti interventi chirurgici. Prevenire la progressione protegge da danni irreversibili e migliora la qualità di vita per il paziente.
  • È assodato che i pazienti affetti da altre malattie immuno-mediate (es. artrite reumatoide) traggono beneficio da un trattamento precoce; questo approccio può modificare la storia naturale della malattia anche nella malattia di Crohn.
  • Essere in grado di controllare precocemente la malattia vuole dire potere diminuire, o interrompere, la terapia, riducendo il rischio di effetti avversi a lungo termine e i costi sanitari.
  • La malattia di Crohn può regredire spontaneamente in circa il 20 per cento dei pazienti: servono nuovi studi per stratificare il rischio di progressione ed evitare il sovratrattamento di pazienti con probabile evoluzione benigna.