Primo trapianto di rene da donatore a paziente Hiv positivi al Policlinico Milano

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Milano, 4 ago. (Adnkronos Salute) - Era in lista per un trapianto di rene da circa un anno. Poi la telefonata della svolta, poche settimane fa: c'è un organo che è stato donato e può essere impiantato. L'intervento va a buon fine e oggi Pietro (nome di fantasia) è tornato a casa e ha ripreso la sua vita con un rene nuovo. Sembra una storia di 'ordinaria' chirurgia dei trapianti. Ma non lo è. Perché sia Pietro che il donatore dell'organo utilizzato nell'intervento sono Hiv positivi. E questo è il primo trapianto di rene da donatore a ricevente sieropositivi eseguito al Policlinico di Milano, che nel 2021 aveva già portato a termine il primo trapianto di fegato su paziente con Hiv.

Le persone che convivono col virus sono particolarmente esposte al rischio di sviluppare una malattia renale cronica, spiegano dall'Irccs di via Sforza. E fino a poco tempo fa, se in questi pazienti c'era bisogno di un trapianto le cose potevano complicarsi ulteriormente: per ragioni cliniche, l'ideale sarebbe avere un donatore dell'organo sieropositivo, ma la normativa italiana sulla sicurezza del donatore non prevedeva questa possibilità. L'intervento veniva quindi riservato a pochi casi selezionati, solo pochi centri italiani ne offrivano la possibilità, e gli organi disponibili per i pazienti con Hiv erano veramente pochi. Le cose però in Italia sono cambiate: dal 2018 è possibile la donazione d'organi e il trapianto tra persone Hiv positive, aprendo a nuove possibilità di cura per loro.

"Nei pazienti con Hiv - spiega Giuseppe Castellano, direttore della Nefrologia, dialisi e trapianti di rene del Policlinico - c'è una maggiore predisposizione alla malattia renale cronica: in parte per meccanismi legati all’infezione stessa, in parte per altre patologie spesso concomitanti come epatite B e C. In ultimo c'è il ruolo delle terapie antiretrovirali, che hanno sicuramente aumentato le aspettative di vita ma con effetti collaterali non trascurabili". Ed è proprio quello che è accaduto a Pietro.

Poi poche settimane fa si è reso disponibile un rene da donatore Hiv positivo: "Il nostro ospedale - aggiunge Mariano Ferraresso, direttore della Chirurgia generale - Trapianti di rene al Policlinico di Milano - ha ottenuto l'autorizzazione per questo tipo di trapianti nel 2019, ma purtroppo la pandemia da Covid-19 aveva bloccato in partenza il percorso. Avevamo però tutte le competenze per poterci occupare di questi pazienti molto delicati, sia sul fronte nefrologico che infettivologico e chirurgico data la lunga esperienza nel confezionamento di accessi per emodialisi nei pazienti nefropatici con Hiv".

Con la disponibilità dell'organo e grazie all'evoluzione della pandemia, oggi meno preoccupante rispetto al passato, è stato finalmente possibile organizzare il primo trapianto di questo tipo: "Poter contare su una maggiore disponibilità di organi riservati ai pazienti con Hiv - prosegue Ferraresso - aumenta le chance per questo tipo di riceventi: perché non entrano in competizione con i malati sieronegativi, ovviamente più numerosi, per lo stesso organo e quindi la loro lista d'attesa scorre più velocemente". Il decorso post-operatorio di Pietro "è stato eccellente e dopo alcune settimane è tornato a casa con il suo rene nuovo".

Infine, sottolineano i due esperti, il programma di trapianti dedicato ai pazienti con Hiv "consente di garantire l’accesso a organi di qualità e senza rischi aggiuntivi a persone che per molto tempo hanno visto precludersi la possibilità del trapianto sulla base di valutazioni oggi del tutto superate".