Prevenzione, clinica e trattamento del vaiolo delle scimmie secondo gli ECDC

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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In un documento di valutazione rapida del rischio pubblicato ieri 23 maggio 2022, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) fa il punto su quanto si sa del vaiolo delle scimmie e raccomanda ai Paesi europei di concentrarsi sull'identificazione, la gestione, la tracciabilità dei contatti e la segnalazione tempestiva dei nuovi casi di vaiolo delle scimmie.

 

La cronaca

Tra il 15 e il 23 maggio, in otto Stati membri dell'UE (Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia) sono stati segnalati in totale 85 casi di vaiolo delle scimmie acquisiti a trasmissione autoctona. I casi di vaiolo umano attualmente diagnosticati sono comparsi principalmente tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, il che suggerisce che la trasmissione possa avvenire durante i rapporti sessuali, in caso di contatto ravvicinato della mucosa o della pelle non intatta con il materiale infettivo delle lesioni, o attraverso le goccioline respiratorie di grandi dimensioni durante un contatto prolungato faccia a faccia.

"La maggior parte dei casi attuali si è presentata con sintomi lievi della malattia e, per la popolazione in generale, la probabilità di diffusione è molto bassa" ha dichiarato Andrea Ammon, direttore dell'ECDC. "Tuttavia, la probabilità di un'ulteriore diffusione del virus attraverso contatti ravvicinati, per esempio durante le attività sessuali tra persone con più partner sessuali, è considerata elevata".

Stella Kyriakides, Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, ha aggiunto: "Sono preoccupata per l'aumento dei casi di vaiolo delle scimmie segnalati nell'UE e nel mondo. Stiamo monitorando attentamente la situazione e, sebbene al momento la probabilità di diffusione nella popolazione generale sia bassa, la situazione è in evoluzione. Tutti noi dobbiamo rimanere vigili, assicurarci che la tracciabilità dei contatti e un'adeguata capacità diagnostica siano messe in atto e garantire che siano disponibili i vaccini, gli antivirali e i dispositivi di protezione personale necessari per gli operatori sanitari ".

 

Di cosa si tratta

Il vaiolo delle scimmie non si diffonde facilmente tra le persone. La trasmissione da uomo a uomo avviene attraverso il contatto ravvicinato con materiale infettivo proveniente da lesioni cutanee di una persona infetta, attraverso le goccioline respiratorie in caso di contatto prolungato faccia a faccia e attraverso i fomiti. I casi finora diagnosticati suggeriscono che la trasmissione sia avvenuta durante un rapporto sessuale.

Il periodo di incubazione è di 5-21 giorni e la fase sintomatica dura da due a quattro settimane.

Secondo l'ECDC, la probabilità di diffusione di questa infezione in persone che hanno più partner sessuali è considerata elevata. Sebbene la maggior parte dei casi attuali si presentati con sintomi lievi, il virus del vaiolo delle scimmie può causare malattie gravi in alcuni gruppi (bambini piccoli, donne in gravidanza, persone immunodepresse). Tuttavia, la probabilità di casi gravi non può ancora essere stimata con precisione.

Il rischio complessivo è considerato moderato per le persone che hanno partner sessuali multipli e basso per la popolazione in generale.

 

La clinica

La malattia esordisce solitamente con febbre, mialgia, affaticamento e cefalea. Entro tre giorni dalla comparsa dei sintomi prodromici, un'eruzione maculopapulare centrifuga inizia dal sito dell'infezione primaria e si diffonde rapidamente ad altre parti del corpo. I palmi delle mani e le piante dei piedi sono coinvolte nei casi di eruzione cutanea disseminata, che è una caratteristica della malattia. Le lesioni progrediscono, di solito entro 12 giorni, passando simultaneamente dallo stadio di macule a papule, vescicole, pustole e croste, prima di cadere. Le lesioni possono essere depresse centralmente e possono essere estremamente pruriginose.

Se il paziente si gratta, può verificarsi un'infezione batterica secondaria (per cui sono indicati i trattamenti antistaminici per bocca). Possono essere presenti anche lesioni sulla mucosa orale o oftalmica. Prima e in concomitanza con l'eruzione cutanea, in molti pazienti si osserva una linfoadenopatia, che di solito non si osserva nel vaiolo o nella varicella.

La comparsa dell'eruzione cutanea è considerata l'inizio del periodo infettivo; tuttavia, si ritiene che anche le persone con sintomi prodromici possano trasmettere il virus.

La maggior parte dei casi nell'uomo presenta sintomi lievi o moderati. Le complicazioni, nei paesi endemici, includono encefalite, infezioni batteriche cutanee secondarie, disidratazione, congiuntivite, cheratite e polmonite. Il tasso di mortalità varia dallo 0 all'11 perc cento in aree endemiche, con una mortalità che colpisce soprattutto i bambini piccoli.

Sono disponibili poche informazioni sulla malattia nei pazienti immunocompromessi. Nell'epidemia del 2017 in Nigeria, i pazienti con infezione concomitante da HIV presentavano forme più gravi, con un maggior numero di lesioni cutanee e ulcere genitali associate, rispetto ai soggetti HIV-negativi. Non sono stati segnalati decessi tra i pazienti sieropositivi. Le principali sequele della malattia sono solitamente cicatrici deturpanti e lesioni corneali permanenti.

 

Il trattamento

Nessun vaccino antivaioloso è autorizzato per l'uso contro il vaiolo delle scimmie, ma il vaccino antivaioloso di terza generazione Imvane (Modified Vaccine Ankara-MVA) è stato autorizzato dall'EMA per il mercato UE contro il vaiolo e ha dimostrato protezione nei primati.

I vaccini antivaiolosi di vecchia generazione hanno effetti collaterali significativi, non sono più autorizzati e non dovrebbero essere utilizzati. È importante anche notare che mancano dati di sicurezza per l'uso di Imvane in persone immunocompromesse.

Per questo i Gruppi Tecnici Consultivi Nazionali per l'Immunizzazione (NITAG) sono stati invitati a sviluppare linee guida specifiche per la vaccinazione dei contatti stretti dei casi di vaiolo delle scimmie. L'uso della vaccinazione antivaiolosa a scopo di profilassi pre-esposizione non può essere preso in considerazione in questo momento, considerando soprattutto il rapporto beneficio/.

Per quanto riguarda il trattamento, il tecovirimat è l'unico farmaco antivirale con indicazione per il trattamento delle infezioni da orthopoxvirus autorizzato dall'EMA.

Il brincidofovir non è autorizzato nell'UE, ma è stato autorizzato dalla FDA. Tuttavia, la loro disponibilità sul mercato europeo è piuttosto limitata nel numero di dosi.

Secondo l’ECDC, le autorità sanitarie devono fornire indicazioni sui gruppi che hanno priorità di accesso al trattamento.

L'uso di antivirali per la profilassi post-esposizione deve essere ulteriormente studiato. Il cidofovir è attivo in vitro per il vaiolo, ma ha un profilo di nefrotossicità pronunciato che lo rende inadatto come trattamento di prima scelta.

Il documento dell’ECDC propone anche una definizione provvisoria di caso per la segnalazione epidemiologica. Vengono inoltre fornite indicazioni per la gestione dei casi stessi e dei contatti stretti. Le persone infette devono rimanere isolate fino alla caduta delle croste e devono evitare soprattutto il contatto ravvicinato con persone a rischio, immunodepresse e animali domestici.

La maggior parte dei casi può rimanere a casa con cure di supporto.

 

La prevenzione

I contatti stretti dei casi di vaiolo delle scimmie devono automonitorare lo sviluppo dei sintomi fino a 21 giorni dall'ultima esposizione a un caso.

Gli operatori sanitari devono indossare DPI appropriati (guanti, camice impermeabile, mascherina FFP2) durante lo screening dei casi sospetti o l'assistenza ai casi accertati. Anche il personale di laboratorio deve prendere precauzioni per evitare l'esposizione professionale.

I contatti stretti di un caso devono essere esclusi dalle donazioni di sangue, organi o midollo osseo per almeno 21 giorni dall'ultimo giorno di esposizione.

Infine gli ECDC si raccomandano di potenziare la comunicazione proattiva del rischio per aumentare la consapevolezza, fornire aggiornamenti e indicazioni ai soggetti a maggior rischio e al pubblico in generale. I messaggi devono sottolineare che il vaiolo delle scimmie si diffonde attraverso il contatto stretto tra le persone, soprattutto nello stesso nucleo familiare, inclusa potenzialmente la via sessuale. Occorre però mantenere un equilibrio tra l'informazione ai soggetti più a rischio e la comunicazione che il virus non si diffonde facilmente e che il rischio per la popolazione in generale è basso.

 

La trasmissione uomo-animale

In Europa esiste un rischio potenziale di trasmissione da uomo ad animale, pertanto è necessaria una stretta collaborazione tra le autorità sanitarie pubbliche umane e veterinarie che operino insieme per gestire gli animali domestici esposti e prevenire la trasmissione della malattia nella fauna selvatica. A oggi, l'EFSA non è a conoscenza di segnalazioni di infezioni in animali (domestici o selvatici) nell'Unione Europea.

Esistono ancora diverse incognite su questo focolaio e l'ECDC continuerà a monitorare da vicino gli sviluppi e ad aggiornare la valutazione del rischio non appena saranno disponibili nuovi dati e informazioni

Se si verifica una trasmissione da uomo a animale e il virus si diffonde in una popolazione animale, c'è il rischio che la malattia diventi endemica in Europa. Pertanto è necessaria una stretta tra le autorità sanitarie pubbliche umane e veterinarie per gestire gli animali domestici esposti e prevenire la trasmissione della malattia alla fauna selvatica.