Preservazione della fertilita' nei pazienti oncologici - Linea guida edizione 2018


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Preservazione della fertilita' nei pazienti oncologici - Linea guida edizione 2018

Ogni giorno in Italia vengono diagnosticati almeno 30 nuovi casi di tumore in pazienti di età inferiore ai 40 anni, pari al 3% della casistica generale 369.000 nuovi casi nel 2017 - stima AIRTUM. Riferendosi per maggior precisione ai soli casi registrati, su un totale di 254.979 nuovi iscritti nei Registri Tumori nel 2010, i pazienti al di sotto dei 40 anni sono 7.828, con netta prevalenza per il sesso femminile (4.897 donne vs. 2.931 uomini). I più comuni tipi di cancro in questo sottogruppo di pazienti sono rappresentati nell’uomo  da tumore del testicolo, melanoma, tumore colon-rettale, linfoma non Hodgkin e tumori della tiroide, mentre nella donna da carcinoma mammario, tumori della tiroide, melanoma, carcinoma della cervice uterina, e carcinoma del colon-retto.

Le strategie terapeutiche prevedono spesso il ricorso a trattamenti radioterapici e/o citotossici. La possibile comparsa di sterilità o d’infertilità secondaria ai trattamenti antiproliferativi e il disagio psico-sociale ad essa legato sono temi di importanza crescente, non solo in considerazione del miglioramento della prognosi nei pazienti oncologici di età pediatrica e giovanile, ma anche a causa dello spostamento in avanti dell’età alla prima gravidanza nei paesi occidentali . In Italia la percentuale di gravidanze registrate in donne oltre i 35 anni è passata dal 12% nel 1990 al 16% nel 1996 ed è stato stimato che sarà pari al 25% nel 2025 10. Un recente studio australiano ha evidenziato come il timore di sterilità secondaria non sia strettamente legato a un progetto concreto di procreazione, ma abbia più ampiamente a che fare con la sfera profonda dell’identità sessuale nel suo complesso. La criopreservazione del seme sembra giocare in questo senso un valore positivo nell’affrontare emotivamente la diagnosi di cancro e il suo trattamento, anche se poi i campioni saranno effettivamente utilizzati solo da una minoranza dei pazienti (

Attualmente la maggiore anticipazione diagnostica delle neoplasie, nonché l’aumentata efficacia dei relativi trattamenti chemio- radio- e/o ormonoterapici, ha portato al sensibile miglioramento della prognosi. I pazienti guariti devono poter avere la possibilità di diventare buoni genitori e vedono nella loro esperienza di malattia un fattore in grado di arricchire il loro ruolo genitoriale, attribuendo un valore superiore alla  famiglia e meglio tollerando lo stress.

Alcuni dati evidenziano che i pazienti infertili con pregressa diagnosi di cancro, presentano, rispetto a pazienti infertili per altri motivi, qualità di vita (depressione, ansia) e funzione sessuale meno soddisfacenti.

Sebbene evidenze suggeriscano come alcuni pazienti preferirebbero ricevere trattamenti anche meno efficaci pur di prevenire complicazioni a lungo termine molti di loro preferiscono non affrontare in prima  persona l’argomento con il proprio medico. Spetta quindi al clinico adeguare i livelli di comunicazione ed avviare con i/le pazienti una serena e corretta informazione, in collaborazione con le figure infermieristiche il cui ruolo in questo ambito è ampiamente riconosciuto anche in letteratura - Continua a leggere scarica il documento completo in formato PDF - Riproduzione Riservata