Possibile impiego dei derivati naturali nel trattamento dei disturbi autistici


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Possibile impiego dei derivati naturali nel trattamento dei disturbi autistici

A cura della Prof.ssa Lara Testai

L’autismo è una condizione patologica estremamente complessa, caratterizzata da comportamenti stereotipati, deficit di linguaggio, difficoltà nella comunicazione e nell’interazione sociale. Generalmente è poco responsiva ai trattamenti farmacologici, quindi eventuali integrazioni con prodotti di origine naturale sono auspicabili nel tentativo di migliorare l’efficacia terapeutica.

D’altra parte alcuni derivati naturali trovano impiego con successo nel trattamento di disordini comportamentali, come la Salvia divinorum, che contiene metaboliti secondari in grado di migliorare il deficit cognitivo e mnemonico, l’olio essenziale di Melissa officinalis che è efficace nella demenza o l’Hypericum perforatum efficace come antidepressivo.

In questo articolo vengono prese in considerazione le principali classi di fitocomposti per i quali sono disponibili evidenze pre-cliniche e/o cliniche che supportano un impiego nei disordini autistici.

Considerando che molto spesso i soggetti autistici sono stati esposti ad agenti pro-ossidanti, come metalli pesanti, farmaci (acido valproico o talidomide) o agenti tossici, un possibile approccio potrebbe essere rappresentato dall’impiego di agenti anti-ossidanti.

A questo proposito la principale fonte naturale ad azione anti-ossidante è rappresentata dai polifenoli, come le catechine del tè verde, il resveratrolo o più in generale i flavonoidi. Svariate evidenze pre-cliniche suggeriscono che le catechine presenti nel tè verde possiedono effetti protettivi verso l’autismo sperimentalmente indotto per esposizione dei roditori ad acido valproico, difatti è stata riportata una riduzione dei livelli di citochine pro-infiammatorie ed una neuro-modulazione delle vie dopaminergiche e serotoninergiche; tuttavia sono state descritte interazioni con il metabolismo di altri farmaci che sono substrato di diverse isoforme del citocromo CYP450.

Di recente una formulazione liposomiale a base di luteolina, quercetina e rutina (NeuroProtek) è stata ammessa alla sperimentazione clinica su 37 bambini autistici. Lo studio durato 4 mesi ha evidenziato un miglioramento delle capacità di apprendimento e dell’interazione sociale (nel 30-50% dei pazienti) e un miglioramento nell’attenzione (nel 50% dei pazienti). Un altro studio pilota eseguito su 50 bambini con disordine autistico dimostrava un significativo miglioramento delle capacità comunicative e dell’interazione sociale, dopo trattamento per 26 settimane con una terapia combinata a base di luteolina, quercetina e rutina estratti da Chamomilla e dalle foglie di Sophora japonica. In più uno studio preclinico dimostra l’efficacia derivante dall’associazione tra luteolina e N-palmitoiletanolamide (PEA), infatti dei topi con autismo sperimentalmente indotto questo trattamento riduceva i livelli di molecole infiammatorie e migliorava i sintomi non-sociali, come la plasticità neuronale e la neurogenesi.

Accanto ai flavonoidi, resveratrolo è un altro polifenolo ampiamente testato per le sue proprietà anti-ossidanti ed anti-infiammatorie, che lo rendono interessante e promettente come neruprotettivo anche nei disordini autistici. Tuttavia al momento sono disponibili soltanto studi preclinici su modelli murini in cui l’autismo è stato indotto farmacologicamente con diversi agenti e, a parte un caso in cui si è osservato un miglioramento dei comportamenti sociali, negli altri studi si è osservata esclusivamente una riduzione dei marker infiammatori e pro-ossidanti. Infine la curcumina, estratta dalla Curcuma longa, somministrata per 4 settimane alle dosi di 50, 100 e 200 mg/Kg mostrava un miglioramento neurologico, psichico e biochimico nei roditori con fenotipo autistico.

Un’altra classe di costituenti vegetali per i quali sono disponibili evidenze di efficacia è quella dei cannabinoidi. E’ stato dimostrato che nei monociti di pazienti autistici l’espressione dei recettori CB2 è aumentata e che la stimolazione indiretta di questi recettori con PEA, migliorava il comportamento autistico in un modello pre-clinico della patologia. Il cannabidiolo, derivato dalle proprietà non-psicoattive della Cannabis sativa, piuttosto che il tetraidrocannabinolo, potrebbe avere effetti immunomodulatori, anti-ossidanti e neuroprotettivi molto utili nella gestione della patologia. L’interesse verso i costituenti attivi di questa pianta deriva anche dai risultati di un piccolo studio clinico in cui i pazienti (bambini ed adoloscenti) autistici sono stati trattati con una preparazione a base di Cannabis (cannabidiolo:tetraidrocannabinolo= 20:1). Tuttavia, dato il numero limitato dei soggetti inclusi nello studio, gli autori suggeriscono di allargare il numero di pazienti per dare robustezza alle evidenze cliniche.

I bacosidi (A e B), presenti nella Bacopa monnieri, pianta indiana usata da oltre 3000 anni dalla medicina Ayurvedica per le sue proprietà cognitive, sono stati testati in diversi modelli pre-clinici di autismo. Il trattamento con i bacosidi generava un miglioramento della degenerazione neuronale associata ad autismo con una riduzione significativa dei marker di stress ossidativo. A queste evidenze, si aggiunge uno studio clinico pubblicato nel 2001 in cui si osservavano i benefici dell’estratto della pianta nei disordini da deficit dell’attenzione, una comorbidità spesso associata all’autismo. Similmente anche il Ginkgo biloba, nel 2010, è stato provato su una popolazione di 50 bambini con deficit dell’attenzione, e dopo 6 settimane di terapia è stata registrata una riduzione nell’iperattività ed impulsività.

Infine di recente è stato suggerito che la piperina, alcaloide presente nel Piper longum e nel Piper nigrum, possieda proprietà neuroprotettive, preservando l’integrità e dell’architettura delle cellule nervose che collegano la corteccia con il sistema limbico.

In conclusione, sebbene i risultati di questa disamina siano entusiasmanti, emerge ancora la necessità di confermare e rafforzare queste evidenze pre-cliniche sull’uomo, e comunque anche quando sono disponibili studi clinici, questi coinvolgono numeri ancora troppo piccoli e trials di durata molto diversa per poter portare ad ipotizzare un impiego terapeutico efficace nel trattamento dell’autismo.

Parole chiave: autismo, derivati di origine naturale, flavonoidi, cannabinoidi, piperina, bacosidi, curcumina, resveratrolo. - Scarica il documento completo in formato PDF