Polimorfismi a singolo nucleotide di PD-L1 come biomarcatori per la definizione del beneficio clinico nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato trattati con inibitori del checkpoint immunitario

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Polimorfismi a singolo nucleotide di PD-L1 come biomarcatori per la definizione del beneficio clinico nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato trattati con inibitori del checkpoint immunitario

A cura della Dott.ssa Tatiana Scandiuzzi Piovesan

Il carcinoma polmonare è la maggiore causa di morte nei pazienti oncologici e la seconda neoplasia più frequente e il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) ne rappresenta l’85-90% dei casi. Più del 50% delle diagnosi di NSCLC viene effettuato in fase ormai avanzata della malattia (stadio IIIB-IV), ma, negli ultimi anni, l'outcome di questi pazienti è notevolmente migliorato grazie all’uso di inibitori del checkpoint immunitario (ICI), tra cui nivolumab, pembrolizumab e atezolizumab che bloccano l'interazione di PD-L1 (programmed death-Ligand 1) con il suo recettore PD-1 (programmed death-1)

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