Perdita olfatto da Covid, molecole con 'Gps' svelano le cause

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Roma, 5 mag. (Adnkronos Salute)() - Un passo in avanti nel capire i motivi della perdita dell'olfatto legata all'infezione da Sars-CoV-2. La comunità scientifica sta circoscrivendo in maniera sempre più definita le aree cerebrali che il virus va a intaccare, provocando la perdita dell’olfatto. La medicina nucleare, grazie alla Pet, è in grado di analizzare i centri nervosi dell’olfatto, localizzati nel lobo frontale orbitale della corteccia cerebrale, di pazienti malati o con i postumi del Covid. Come? Iniettando una sostanza normalmente presente nell’organismo ma nella sua forma radioattiva, e seguendone così il metabolismo. Una sorta di 'Gps' che viene applicato a una molecola, ad esempio, di glucosio e che permette di tracciarne spostamenti e trasformazioni. In questo modo, i ricercatori sono riusciti a individuare le aree precise dei centri dell’olfatto che sono colpite dal Covid, provocando i disturbi.

Alcuni studi saranno presentati al XV congresso nazionale dell’Aimn, l’Associazione italiana di medicina nucleare e di imaging molecolare, che si svolgerà a Rimini dal 12 al 15 maggio. "È fondamentale associare le diverse metodiche, in modo da poter avere un quadro completo sia in caso di ricerca sia di diagnosi - spiega il presidente dell’Aimn, Orazio Schillaci - Gli strumenti di medicina nucleare permettono infatti di comprendere la funzione e la funzionalità di un organo o di un tessuto mentre le tecniche di imaging radiologico ne fotografano la struttura. Per questo si parla di imaging ibrido o multimodale e di radiomica. Attraverso la radiomica le immagini mediche, ottenute dagli esami Tc, risonanza magnetica o Pet, vengono convertite in dati numerici, analizzati con metodiche di intelligenza artificiale".

"Questo enorme patrimonio di dati definisce molte caratteristiche del tumore e dell’ambiente circostante, relative ad esempio alla forma, al volume, alla struttura tissutale. Permette inoltre, tramite un’integrazione con i dati del genoma, di prevederne l’evoluzione e di definire terapie personalizzate", aggiunge Schillaci.

I radiofarmaci, infatti, le molecole 'marcate' con isotopi radioattivi, sono molto specifici per i tessuti cui sono destinati: vere e proprie 'pallottole d’argento', come una volta si diceva, che possono essere utilizzate, anche contemporaneamente, per la diagnosi, per la terapia, e per il monitoraggio della terapia stessa. "Esistono radiofarmaci che vengono usati per la diagnosi della malattia di Alzheimer – spiega ancora Schillaci – e, quando ci sarà una cura, permetteranno di capire se la terapia funziona e se le funzioni vengono ripristinate".

La medicina del futuro, insomma, che è già un consolidato presente, e che permette di comprendere meglio anche il Covid, che ha avuto severe ripercussioni nel campo della diagnostica, ritardando screening, esami, terapie. E che ha portato a sospendere, per anni, gli eventi in presenza. "Siamo contenti e un po’ emozionati per questo Congresso, che, a causa della pandemia, si fa a distanza di tre anni dall’ultimo", conclude Schillaci.